mercoledì 14 marzo 2012

LA DEPRESSIONE (il LARINGECTOMIZZATO non ne è di certo immune)

ECCO un qualcosa in merito alla depressione scritto dal Dottor Maurizio Magnani, Primario di ORL (otorinolaringoiatria) presso l’Ospedale di Cremona nonché Presidente Nazionale dell’AILAR (Associazione Italiana Laringectomizzati e pubblicato sulla collana denominata “i quaderni della salute – n. 1” edito dalla FILAPO (Federazione Italiana delle Associazioni di Laringectomizzati e Pazienti Oncologici della Testa e del Collo). Preciso che sarà mia premura pubblicare altri ‘passaggi’ provenienti dal suddetto periodico trattanti esperienze di persone che vivono da anni accanto ai malati oncologici, nello specifico i “LARINGECTOMIZZATI”.

 NON esiste, sostiene il Dr. Magnani, una definizione univoca del termine di ‘DEPRESSIONE’ anche se con questo termine s può definire quel particolare aspetto di episodi psicotici che si manifestano in soggetti predisposti a seguito di emozioni prolungate o intense, o conflitti interiori, o in rapporto a situazioni eccezionali che vanno sotto il nome di “psicosi reattive” o “reazioni psicogene”. Queste comprendono forme assai diverse aventi in comune il meccanismo psicogeno. Vi appartengono certi episodi di depressione o di eccitamento, reazioni psicogene dovute non a cause esterne ma a conflitti interiori (psiconeurosi) e le psicosi isteriche nelle quali stanno i primo piano i caratteri di una persona psicopatica. La depressione “di tipo reattivo” si avvicina molto al quadro della melanconia. Le cause emozionali scatenanti hanno sempre un contenuto  doloroso ed un’azione deprimente sul tono dell’umore (malattie gravi, morte di una persona cara, dissesti finanziari, abbandoni affettivi). Il malato oncologico della testa e del collo è particolarmente predisposto alla depressione di tipo reattivo Ma conviene sottolineare l’aspetto della “conseguenza ad una causa che ha sconvolto l’esistenza”. In un determinato periodo della sua vita il paziente entra in un contatto con un mondo sconosciuto: sintomi di disagio comunicativo, percorso diagnostico con ‘cattiva notizia’, metabolizzazione della ‘cattiva notizia’, ricerca di una causa razionale a quel grande problema della salute, un ‘universo’ tecnologico sanitario fatto di accertamenti diagnostici (ecografia, tac, pet, risonanza magnetica), dei protocolli terapeutici costituiti da interventi spesso mutilanti (la laringectomia  totale, ad esempio) e da schemi di radio-terapia, periodi di riabilitazione (per il recupero della parola e la mobilità testa-collo) spesso prolungati, talvolta alterati equilibri famigliari, perdita di considerazione in ambito lavorativo e sociale. Molto difficile conciliare le problematiche di salute con l’efficienza lavorativa che il mondo moderno prevede anche se una gran parte dei pazienti oncologici (testa-collo) si trova già in stato ‘non più lavorativo’ (a riposo). Ma è soprattutto nel ritorno a casa che le cose precipitano: il malato diventa triste, abulico; perde ogni interesse e si concentra nel circolo chiuso delle proprie idee pessimistiche. Il ricordo delle proprie sventure diviene il centro dei suoi pensieri, talvolta in modo così ostinato che lo stesso malato ne riconosce la natura morbosa. La depressione persistente evidentemente produce danno a danno in  quanto  complica il percorso riabilitativo e la riconquista della salute non permettendo all’organismo di mettere in campo tutte quelle forze atte a contrastare la malattia ed i suoi effetti come la moderna psico-oncologia insegna. Non sono sicuramente depositario di ricette risolutive (continua il Dr. Magnani) ma voglio sottolineare l’importanza di “alcune ancore di salvezza”: la riscoperta nella sofferenza dei veri valori della vita, la consapevolezza che la vita è un dono e che abbiamo dei “talenti” da spendere in modo limitato e finito nel tempo, la valorizzazione delle “piccole grandi cose” che hanno accompagnato la nostra esistenza, anche cose o situazioni apparentemente senza importanza, la riscoperta del “fattore tempo” che ci obbliga ad un bilancio esistenziale, l’evidenza della nostra fragile fragilità, la consapevolezza di voler essere affiancati nelle strade della sofferenza e della ripresa da personale assistenziale volontario capace e motivato come le nostre associazioni sanno formare-
A questo punto vorrei aggiungere un qualcosa di mio (‘uscire’ dal tecnicismo, non fa per me, mi si addice poco), un qualcosa che poi, va precisato, non è propriamente  mio ma trovato da qualche parte ed adattato alla situazione del momento; un’estrapolazione di un mio Post pubblicato (salvo un qualche ritocco) in questo Blog lo scorso anno (30 marzo).
LA depressione è il prezzo da pagare per chi come noi ha combattuto oltre le proprie forze, purtroppo l’operazione che ci ha salvato la vita (la laringectomia totale) è molto invasiva, lascia dei prezzi da pagare, sono prezzi alti, a volte ci sembra che la montagna da scalare non finisca più, non riusciamo a trovare un perché, ci è rimasta si, la vita, ma vivere ci costa molto, ci sentiamo diversi, non siamo e non saremo mai più quelli di prima, ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire (abbiamo tanto ancora da ‘ricostruire’, dentro e fuori di noi – i medici hanno fatto la loro parte e bene, ora tocca a noi fare il resto), noi siamo speciali perché sappiamo che non si vive gratis, noi siamo migliorati  perché sappiamo dare il senso giusto alla parola ‘amore’, noi siamo speciali perché sappiamo quali sono le persone su cui veramente possiamo contare, noi abbiamo preso in mano il nostro destino e lo abbiamo pregato ai nostri sentimenti, quindi, gente come noi non può e non deve permettersi di farsi piegare da una cosa così subdola come la depressione. Fuori c’è il sole, i profumi della primavera, il sorriso dei figli, il viso della donna amata, gli amici, tutte cose che noi ancora possiamo vedere, avere, e tutto questo ci dovrebbe far capire che anche se non siamo più quelli di prima, siamo comunque vivi a dispetto di chi ci voleva vinti, siamo ancora qui e niente e nessuno (o quasi) ci può piegare se non noi stessi. Usciamo, abbracciamo il mondo e lui ci abbraccerà.  Un saluto. Luciano Cremascoli -