NON sarà di certo la prima cosa che si pensa quando ci si trova di fronte ad una diagnosi ‘importante’ come quello di un TUMORE, la “brutta bestia” come lo chiamo io (alla LARINGE, per citarne uno), ma ben presto il pensiero si fa pressante, per il malato e per i familiari chiamati ad accudirlo. Per fare visite, terapie, controlli, riabilitazioni e rieducazioni servono giorni, mesi, talvolta anni. Come gestire la malattia sul posto di lavoro ? Ora è possibile trovare tutte le risposte più urgenti in un depliant distribuito (per ora in 15mila copie) in tutt’Italia (sui posti di lavoro, presso le associazioni di volontariato oncologico, dai patronati, dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dalle Asl e dagli ospedali). Il vademecum, per indicare a tutti i lavoratori che incorrono in una diagnosi di CANCRO quali DIRITTI hanno e come farli valere, è stato presentato giorni fa dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero che ha sottolineato «l’obiettivo di far sentire i malati meno soli e di eliminare la malattia (?) come forma di “discriminazione” sul lavoro». L’opuscolo è il frutto del lavoro congiunto delle associazioni di malati F.A.V.O. (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) ed AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro) ed è stato messo a punto grazie al coordinamento dell’Ufficio della Consigliera nazionale di Parità, Alessandra Servidori, ed alla collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Komen Italia. Nel depliant è spiegato l’iter da seguire per il riconoscimento d’invalidità civile e handicap, le informazioni sui permessi e congedi lavorativi, i passi da compiere per chiedere il passaggio al part-time (che è un DIRITTO di cui è possibile avvalersi) od il sostegno economico. Senza dimenticare i diritti dei famigliari che assistono i pazienti e le leggi che li tutelano. «L’obiettivo finale è che il depliant venga consegnato insieme alla copia del contratto di lavoro» ha spiegato Servidori, in modo tale da informare il numero più vasto possibile di persone. Sono stati, infatti, circa 270mila i nuovi casi di tumore registrati in Italia nel 2011 e nel nostro Paese vivono 2 milioni di persone che hanno avuto una diagnosi di cancro, delle quali circa 700mila in età lavorativa, tra i 18 ed i 65anni. «Stando ai dati che abbiamo raccolto – sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale della Favo – 3 malati su 4 vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società. E questo oggi è spesso possibile già pochi mesi dopo la diagnosi, mentre 10 anni fa il rientro avveniva mediamente dopo un anno e mezzo». A conti fatti, se agli attuali 2milioni di pazienti sopravissuti alla malattia aggiungiamo i caregiver, il cancro cambia la vita di oltre 5 milioni di italiani. I caregiver sono famigliari, amici, colleghi di lavoro, volontari di associazioni che assistono, a vario titolo, i malati di tumore anche in modo continuativo, coniugando lavoro e famiglia con la funzione di accadimento, districandosi tra mille difficoltà. Stando alle statistiche, purtroppo, cresce il numero di pazienti e caregiver che si vedono licenziati, trasferiti, degradati, mobbizzati o si ritrovano con uno stipendio ridotto proprio nel momento in cui invece le spese aumentano a causa della malattia. «Invece esistono congedi temporanei (ad esempio quello straordinario famigliare biennale retribuito per coniuge, genitori o figli di un malato), un sostegno economico ad hoc o norme per facilitare il reinserimento al lavoro (prevedendo, ad esempio, il passaggio al part time) – conclude Iannelli -. Leggi, diritti e tutele esistono: bisogna conoscerli e farli applicare, senza incappare nelle lungaggini burocratiche. “Se lo avessi saputo prima…” è una frase che non vorrei più sentire». Secondo le più recenti stime del Censis, in conseguenza di una diagnosi di cancro circa l’80% di pazienti e famigliari ha subito cambiamenti che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito: in totale quasi 85mila italiani negli ultimi 5 anni sono rimasti senza impiego (licenziati, costretti alle dimissioni oppure a chiudere la propria attività autonoma). E, se si calcolano tutti gli italiani che hanno avuto una neoplasia nella loro vita la cifra sale a 274mila PERSONE. Quindi, per concludere, non si perda tempo, ci si informi a si provveda nel migliore dei modi in difesa dei nostri interessi e diritti. Gli ‘strumenti’ a disposizione, a quanto pare, ci sono, ce ne si approfitti, non si perda tempo (cercando sin da subito di seguire il percorso più breve e soddisfacente alle proprie esigenze-necessità) nel nostro esclusivo interesse, sia che ci si trovi nello status di paziente oncologico che di famigliare. Un saluto. Luciano Cremascoli –
Laringectomizzato e Maestro Rieducatore Riabilitatore di Laringectomizzati * * * E-mail: lucianocremascoli@gmail.com
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sabato 26 maggio 2012
lunedì 20 giugno 2011
CONTRO I TUMORI SEMI DI ALBICOCCA (e non solo…)
Quando si sente che un grande personaggio ha vinto la sua battaglia contro il CANCRO, una domanda mi torna angustiante: ma, visto lo stato nel quale la chemio e/o radio terapia riducono il povero ammalato, questi “vincitori del cancro” si saranno curati anche loro con le stesse cure alle quali siamo destinati noi, invece, comuni mortali? Ciò premesso pubblico quanto trovato casualmente sul web, commenti compresi. Dove ? A quest’indirizzo:
http://tuttouno.blogspot.com/2009/01/semi-di-albicocca-contro-i-tumori.html
Il linguaggio usato è alquanto colorito e schietto ma ci può stare. Chi vuole può schiarirsi ulteriormente le idee ‘curiosando’ ulteriormente sul web e non solo. Il LEATRILE o Vitamina B 17 purificata, ha una storia di un paio di secoli. Sostanzialmente ed in estrema sintesi, è il principio attivo amarognolo che si trova nei semi della frutta: la MANDORLA AMARA dei SEMI di ALBICOCCHE, PESCHE, CILIEGIE ecc. Chiunque può apprendere questa ‘storia’ girando per la Rete. Meglio se conosce un po’ di chimica. Ma vale la pena di perdere tempo per conoscere questa storia “infinita”? Direi di si, a mio modestissimo avviso. Ne vale sicuramente la pena: è un buon investimento di tempo. Una delle maggiori preoccupazioni della ricerca ortodossa anticancro, a quanto mi pare, è quella di discriminare le cellule malate dalle cellule sane: in mancanza di questa discriminazione si fa terra bruciata con la chemio che, distruggendo tutto, colpisce anche quelle malate. E’ come buttare il bambino con l’acqua sporca. Fortunatamente c’è Madre Natura. Questa ha un efficacissimo sistema discriminatorio delle cellule cancerose, invece. Funziona nella seguente maniera: Si è notato che le SOLE cellule malate sono ricchissime dell’enzima glucosidase. Orbene, assumendo la Vitamina B 17 o Laetrile, questa vitamina, ESCLUSIVAMENTE in presenza di questo enzima ed in VIRTU’ dello STESSO, reagisce sprigionando cianuro il quale distrugge le cellule malate contenente il glucosidase mentre, le cellule sane, non avendo questo enzima non vengono attaccate perché non avviene nessuna reazione di scissione da laetrile a cianuro. “Quando aggiungiamo laetrile ad una coltura di cancro al microscopio, premesso che sia presente anche l’enzima glucosidase, possiamo osservare le cellule cancerose che muoiono come mosche”. (Dott. Dean Burk, cofondatore del Cytochemistry Department del National Cancer Institute - cit. da Nexus n° 45 - 2003). In realtà la Vitamina B 17 era già in uso nella Russia zarista per curare il cancro mentre si era notato che le popolazioni con alimentazione ricca di questa vitamina non erano soggette allo stesso. Ma il vero problema non è, a mio modesto avviso, l’efficacia o meno del Laetrile o Vitamina B 17 che dir si voglia. In ultima analisi questa molecola si potrebbe sempre testare (ma è già stato fatto), per verificarne o meno l’effettiva efficacia. Così come si potrebbero testare gli altri approcci alla lotta al cancro basati su molecole naturali. Finalmente si potrebbero comparare con la ufficiale chemio e vedere chi è più valida. Si scoprirebbe, perché no, che il re è nudo, chissà. Perché non provare? Ed è qui il problema.
Il linguaggio usato è alquanto colorito e schietto ma ci può stare. Chi vuole può schiarirsi ulteriormente le idee ‘curiosando’ ulteriormente sul web e non solo. Il LEATRILE o Vitamina B 17 purificata, ha una storia di un paio di secoli. Sostanzialmente ed in estrema sintesi, è il principio attivo amarognolo che si trova nei semi della frutta: la MANDORLA AMARA dei SEMI di ALBICOCCHE, PESCHE, CILIEGIE ecc. Chiunque può apprendere questa ‘storia’ girando per la Rete. Meglio se conosce un po’ di chimica. Ma vale la pena di perdere tempo per conoscere questa storia “infinita”? Direi di si, a mio modestissimo avviso. Ne vale sicuramente la pena: è un buon investimento di tempo. Una delle maggiori preoccupazioni della ricerca ortodossa anticancro, a quanto mi pare, è quella di discriminare le cellule malate dalle cellule sane: in mancanza di questa discriminazione si fa terra bruciata con la chemio che, distruggendo tutto, colpisce anche quelle malate. E’ come buttare il bambino con l’acqua sporca. Fortunatamente c’è Madre Natura. Questa ha un efficacissimo sistema discriminatorio delle cellule cancerose, invece. Funziona nella seguente maniera: Si è notato che le SOLE cellule malate sono ricchissime dell’enzima glucosidase. Orbene, assumendo la Vitamina B 17 o Laetrile, questa vitamina, ESCLUSIVAMENTE in presenza di questo enzima ed in VIRTU’ dello STESSO, reagisce sprigionando cianuro il quale distrugge le cellule malate contenente il glucosidase mentre, le cellule sane, non avendo questo enzima non vengono attaccate perché non avviene nessuna reazione di scissione da laetrile a cianuro. “Quando aggiungiamo laetrile ad una coltura di cancro al microscopio, premesso che sia presente anche l’enzima glucosidase, possiamo osservare le cellule cancerose che muoiono come mosche”. (Dott. Dean Burk, cofondatore del Cytochemistry Department del National Cancer Institute - cit. da Nexus n° 45 - 2003). In realtà la Vitamina B 17 era già in uso nella Russia zarista per curare il cancro mentre si era notato che le popolazioni con alimentazione ricca di questa vitamina non erano soggette allo stesso. Ma il vero problema non è, a mio modesto avviso, l’efficacia o meno del Laetrile o Vitamina B 17 che dir si voglia. In ultima analisi questa molecola si potrebbe sempre testare (ma è già stato fatto), per verificarne o meno l’effettiva efficacia. Così come si potrebbero testare gli altri approcci alla lotta al cancro basati su molecole naturali. Finalmente si potrebbero comparare con la ufficiale chemio e vedere chi è più valida. Si scoprirebbe, perché no, che il re è nudo, chissà. Perché non provare? Ed è qui il problema.
La chemioterapia è un affare colossale e non c’è affatto intenzione ed interesse a ricercare terapie alternative e meno invadenti che hanno il “difetto” di non essere brevettabili. Perché mai grandi multinazionali del farmaco dovrebbero spendere intere fortune per ricercare sul nocciolo di albicocca non brevettabile e quindi, a disposizione di tutti? Non è più logico che sperimentino su molecole artificiali ma, brevettabili? Il brevetto equivale a guadagni stellari. Ne consegue che, i princìpi medicamentosi che la Natura ci offre sono abbandonati a favore dei princìpi chimici artificiali ma brevettabili. Ed ecco che questo è un eclatante caso di mancanza dello Stato. Una ricerca medica statale dovrebbe essere obbiettiva e non tendere al profitto. E qui viene da pensare ai vari Poggiolini, De Lorenzo, al sangue infetto, alle vaccinazioni obbligatorie, al feroce boicottaggio attuato nei confronti del dott. Di Bella, al terrorismo sulle SARS, ai vaccini stagionali, vaccini contro mucche pazze, pecore pazze, maiali pazzi, galline pazze ecc. ecc., ai sedativi dati ai bambini. Siamo lontani. Altro che se si fanno sfilare l’osso di bocca dai semini di albicocca di Madre Natura, dalla vitamina C e dalla B 17!!! - In parallelo la televisione nazionale, eppure prende il canone, dovrebbe dare una informazione scientifica obbiettiva. Ed anche qui siamo lontani. I programmi “ufficiali” di divulgazione scientifica, diciamo così, sono totalmante e vilmente proni alla ortodossia scientifica: si, d’accordo, su cose già acclarate si perdono in dettagli ed effetti speciali e scenografici ma, quando si tratta di affrontare questioni dibattute, controverse, non c’è spazio per un minimo di contradittorio sicchè diventano una banale divulgazione parascientifica. E’ questa la minestra che ci passa la RAI nazionale. Del resto chi ha il coraggio di mettersi contro potentati economici, multinazionali del farmaco? E’ la guerra, impari dirò, tra farmaco chimico brevettabile e farmaco naturale non brevettabile. Come diceva qualcuno, il nostro corpo è una poderosa macchina da soldi per l’industria farmaceutica. A molti comuni mortali la chemio è servita. E così sia.
Parole per un’eventuale ulteriore ricerca: Amigdalina, Vitamina B 17, Vitamina C, Laetrile.
Aggiornamento a quanto scritto (dove e/o da chi):
La scienza e la ricerca devono essere studiate nel contesto di tutte le parti interessate che vi sono coinvolte. Bisogna porsi domande che mirino a determinare il peso relativo dei vari alleati nel processo di creazione dei fatti, quali i finanziatori, le aziende, il Ministero dell’Interno, le professioni e gli altri scienziati. Nell’analisi dei dibattiti scientifici, ci si dovrebbe sempre chiedere quali interessi sociali, istituzionali, politici e filosofici si trovano dietro ad asserzioni che spesso appaiono neutre e tecniche. (Manuale di metodologia della ricerca, Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Università di Manchester). “………l'amigdalina non è una vitamina ma una sostanza derivata dallo zucchero che, in seguito alla sua degradazione ad opera degli enzimi digestivi, sviluppa cianuro. La potenziale attività antitumorale dell’amigdalina è stata suggerita da una presunta azione tossica nei confronti delle cellule neoplastiche: queste conterrebbero un enzima che scinde l’amigdalina producendo la formazione di cianuro, a sua volta letale per le stesse cellule tumorali. Tuttavia l’efficacia clinica dell’amigdalina come farmaco antitumorale, nonostante i ripetuti studi iniziati negli anni ‘60, non è stata dimostrata. Uno studio clinico che ha ben evidenziato l'inutilità e la pericolosità di questo trattamento è stato pubblicato nel 1982 sul The New England Journal of Medicine. Gli autori affermano "Nessun beneficio è stato osservato in termini di cura, miglioramento o stabilizzazione del tumore o dei sintomi o prolungamento della vita. I rischi della terapia con amigdalina sono stati evidenziati in molti pazienti con sintomi di tossicità da cianuro o con livelli ematici di cianuro vicini all'intervallo letale”. (Veronesi 25-05-2007). "La grande industria farmaceutica in generale è impegnata nella deliberata seduzione della professione medica a livello mondiale, nazione dopo nazione. Sta spendendo una fortuna per influenzare, assoldare e acquistare il giudizio accademico, al punto che nel giro di qualche anno, se essa continuerà indisturbata nel suo attuale e felice cammino, sarà difficile trovare un’opinione medica che non sia stata comprata." (The Nation, New York, intervista a John Le Carrè del 9 aprile 2001). "Non fatevi fuorviare dalle autorità mediche o dai politici. Scoprite i fatti e decidete per conto vostro come vivere una vita felice e lavorare per un mondo migliore." (Il due volte Nobel, 1 per la Pace, Linus Pauling, fondatore della chimica moderna).
Potrei concludere con un “regala un semino di mela e/o altra frutta a tutte le persone che conosci, spiegando loro che ‘tutti’ i semi di frutta contengono la ‘Vitamina B 17’ , la vitamina che cura anche il cancro – quindi ricordatevi di mangiare i semi della frutta” ma, NON lo faccio in quanto NON sono un Medico, un Nutrizionista, Igienista od altro. Per quanto mi riguarda personalmente, dopo averci dormito su (vista anche l’ora tarda) approfondirò la cosa con un’ulteriore ricerca dopodiché deciderò il da farsi anche se penso (anzi, ne sono più che certo) che un qualche seme di Albicocca od altro frutto male che vada non farebbero di certo … male e qualora facessero realmente bene, ben vengano. Un saluto. Luciano Cremascoli –
lunedì 9 maggio 2011
VOLONTARIATO (il volontario: facciamo la … differenza)
E’ questa la sfida lanciata dall’Unione Europea in occasione dell’Anno del Volontariato: aumentare la visibilità (non è mai sufficiente), quindi la conoscenza ( non basta mai) delle attività promosse e realizzate dalle Associazioni, sostenendo nuove forme di cittadinanza attiva per la promozione sia del benessere individuale che del bene comune. In Italia, il volontariato oncologico rappresenta e sostiene oltre duemilioniduecentomila persone che hanno un passato recente o lontano di diagnosi di tumore. L’associazionismo, attraverso le pratiche quotidiane di assistenza, la promozione di una “ricerca che non c’era”, volta a migliorare la qualità della vita di chi affronta il cancro, e le alleanze con istituzioni, SSN e Società scientifiche, ha aperto importanti prospettive.
Si è reso protagonista, anche a livello europeo, per aver trovato, in pochi anni, risposte ai nuovi bisogni dei malati attraverso il riconoscimento di nuovi diritti. Favorendo il passaggio dalla denuncia delle disparità di cura ed assistenza ad un’azione costruttiva e sinergica, la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) ha ottenuto l’impegno istituzionale verso iniziative che garantiscono la parità di trattamento in tutto il territorio nazionale ed il miglioramento della condizione di vita delle persone con esperienza di tumore. Prova ne è la recente approvazione del Piano Oncologico Nazionale da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni; una svolta storica nell’oncologia italiana dopo quindici anni di battaglie culturali e sociali condotte dal volontariato. La stessa conferenza sostiene che il Documento rappresenta “una priorità che il complesso delle istituzioni sanitarie e sociali del Paese è chiamato ad affrontare, anche per migliorare la risposta del SSN”. Nella sua stesura è stato riconosciuto il ruolo centrale del volontariato di farsi interprete e portavoce delle necessità di familiari ed è stato recepito totalmente quanto richiesto dalla FAVO stessa. Va dato atto al Ministro Fazio di aver ascoltato con attenzione e sensibilità la voce dei malati. Il documento appena varato intende assicurare elevati livelli di cura ed assistenza a chi affronta la malattia oncologica.
Ora però ogni Regione dovrà condividere ed approvare il Documento, realizzando l’ossatura di una rete oncologica nazionale capace di riunire le eccellenze scientifiche e cliniche in materia di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione oncologica il che, non è di certo roba da poco. A partire da qui le Associazioni dei malati potranno rivendicare l’applicazione di un’equità uniforme dei trattamenti in tutto il Paese, specie in previsione dell’attuazione del federalismo fiscale, e potranno monitorare i progressi realizzati e, eventualmente, denunciare le inerzie o le difficoltà che si presenteranno a livello locale.
Quindi, non rimane che attendere gli sviluppi con la speranza che il tutto non rimanga soltanto nero su bianco ma si proceda celermente affinché il ‘documento’ divenga al più presto un qualcosa di concreto nell’interesse del malato ma, torneremo in argomento e magari più dettagliatamente al più presto mentre si terrà sotto osservazione i progredire dei lavori con l’augurio procedano il più celermente possibile. Un saluto. Luciano Cremascoli -
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domenica 24 aprile 2011
FURANO (nelle capsule del caffè)
Consumare caffè in capsula aumenta il rischio di ingerire furano, ossido tossico e cancerogeno, generalmente considerato un inquinante organico persistente, presente soprattutto quando cibi e bevande vengono sottoposti a trattamento termico. Javier Santos, docente di chimica analitica all’Università di Barcellona, ha deciso di studiare attentamente la presenza di sostanze pericolose nel caffè. Con un team di esperti ha quindi redatto il rapporto “Occurrence of furan in coffee from Spanish market: Contribution of brewing and roasting”, con il quale sono state messe in luce alcune criticità nella produzione e distribuzione del caffè nel mercato spagnolo, equiparabili alla situazione italiana. Lo studio dell’Università di Barcellona, pubblicato sulla rivista scientifica Food Chemistry, ha analizzato le diverse modalità di somministrazione della famosa bevanda: inpolvere, solubile e in capsule, rilevando come nel caffè in capsule le dosi di furano siano più elevate rispetto ad un caffè fatto in maniera tradizionale. Stilando una classifica approssimativa di contenuto di furano per le diverse tipologie di caffè, si ottiene: - caffè in capsule, 117-244 nanogrammi per millilitro; - caffè preparato con macchinetta tradizionale, 20-78 ng/ml; - caffè decaffeinato, 15-65 ng/ml; - caffè solubile, 12-35 ng/ml.
Secondo il Professor Santos «la ragione di questi alti livelli è dovuta al fatto che le capsule ermeticamente sigillate impediscono che il furano, che è altamente volatile, si disperda». Nonostante i dati preoccupanti, il team di studiosi rassicura gli amanti del caffè, dato che i livelli di sostanze nocive riscontrate sarebbero tali da non essere ritenuti dannosi per la salute umana. Resta comunque il fatto che, insieme al black gold, il corpo assorba, in dosi variabili, furano. Ciò potrebbe orientare i più assidui bevitori a scegliere l’opzione più sicura possibile. Come sottolineato più volte, soprattutto in merito alle dosi di cibo radioattivo che una persona può ingerire in “tutta sicurezza”, il dubbio sorge in merito alla possibilità di accumulo di queste sostanze nel nostro organismo: se i tecnici sono certi che, per essere pericoloso, il furano dovrebbe essere ingerito in quantità molto elevate (circa 20 caffè al giorno), ben poco ci dicono sul rischio di accumulo.
Secondo il Professor Santos «la ragione di questi alti livelli è dovuta al fatto che le capsule ermeticamente sigillate impediscono che il furano, che è altamente volatile, si disperda». Nonostante i dati preoccupanti, il team di studiosi rassicura gli amanti del caffè, dato che i livelli di sostanze nocive riscontrate sarebbero tali da non essere ritenuti dannosi per la salute umana. Resta comunque il fatto che, insieme al black gold, il corpo assorba, in dosi variabili, furano. Ciò potrebbe orientare i più assidui bevitori a scegliere l’opzione più sicura possibile. Come sottolineato più volte, soprattutto in merito alle dosi di cibo radioattivo che una persona può ingerire in “tutta sicurezza”, il dubbio sorge in merito alla possibilità di accumulo di queste sostanze nel nostro organismo: se i tecnici sono certi che, per essere pericoloso, il furano dovrebbe essere ingerito in quantità molto elevate (circa 20 caffè al giorno), ben poco ci dicono sul rischio di accumulo.
Concludendo, beviamoci pure in tutta tranquillità una tazzina di caffè fatta con la ‘macchinetta’ dell’ufficio (con Furano), dopodiché una sigaretta (Polonio) non prima di aver velocemente ‘ingurgitato’ durante la ‘pausa pranzo’ un ‘piatto unico’ (precotto, preconfezionato, pretutto per intenderci – con tutti i conservanti, coloranti, apportatori di sapore, esaltatori di sapidità – tutti elementi consentiti dalla legge, sia ben chiaro) accompagnato da bevanda rigorosamente analcolica (con i suoi bei coloranti ed altro – l’occhio ed il gusto chiedono la loro parte) senza dimenticare la ‘merendina’ della metà mattina (anch’essa con la sua buona dose di tutti quei conservanti ecc. di cui sopra) passando dall’aperitivo (di un bel color rosso od arancio, di certo colori non provenienti da materia prime naturali) con i colleghi. Se moltiplichiamo tutto questo per i giorni lavorativi (si sta ‘lavorando’ con la fantasia -ma non più di tanto, con la … fantasia – solo sui giorni lavorativi dimenticando per un’attimo quello che ingurgitiamo al di fuori del ‘tempo lavorativo’, durante i giorni di riposo, ferie ed altro) e facciamo due conti su quanti alimenti cancerogeni, volenti o nolenti ci troviamo ad ‘immettere’ nel nostro organismo, senza considerare l’inquinamento atmosferico (che ci costringe a respirare quello che respiriamo…) non ci dobbiamo e/o possiamo lamentare-stupire se poi ci ritroviamo con delle patologie in genere procurate da elementi cancerogeni apportatici dall’ambiente in cui viviamo o da un’alimentazione, diciamo così distratta o superficiale. Ma, purtroppo, si è costretti a vivere con tempi e ritmi a cui è pressoché impossibile ribellarsi o proporsi diversamente quindi si è costretti (in alcuni casi ci va meglio … così) poi a dover curare e non come si dovrebbe … PREVENIRE. L’argomento ‘alimentazione - inquinamento ambientale/tumori’ è troppo ampio per poterlo riassumere con poche righe, ci ritorneremo prossimamente. Un saluto – Luciano Cremascoli –
giovedì 21 aprile 2011
POLONIO NELLE SIGARETTE (radioattivo quindi cancerogeno)
C'è anche il “POLONIO” nelle sigarette - Le Multinazionali del Tabacco e non solo, hanno taciuto le ricerche che ne dimostrano la presenza. Lo rivela uno studio. Le industrie del tabacco hanno taciuto le ricerche che ne dimostrano la presenza. Per oltre 40 anni le multinazionali del tabacco avrebbero studiato gli effetti del polonio 210, sostanza radioattiva letale presente nelle sigarette, ma non hanno pubblicato i risultati.
Lo rivela uno studio che verrà pubblicato sul numero di settembre dell'American Journal of Public Health. Per arrivare a queste conclusioni sono stati analizzati oltre 1.500 documenti interni delle company del fumo, rivela il quotidiano britannico The Independent. Il Polonio 210, noto per causare tumore del polmone negli animali è salito alla ribalta per essere stato utilizzato per uccidere Alexander Litvinenko a Londra nel 2006. Ebbene - denuncia questo nuovo studio - le industrie produttrici di sigarette, mentre tentavano senza riuscirci di eliminare questa sostanza dai loro prodotti, hanno tenuto le ricerche sotto silenzio. Un silenzio rotto solo ora dai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota. Il polonio 210 è presente sia sulle foglie del tabacco che all'interno della sua struttura chimica. Gli scienziati alle dipendenze delle multinazionali hanno tentato inutilmente per anni di eliminarlo, ricorrendo anche alla modificazione genetica o studiando filtri per rimuovere il micidiale veleno.
Fra i documenti interni di una multinazionale del tabacco ne è stato trovato uno di 30 anni fa che sottolinea come la pubblicazione di questo genere di ricerche, dal 1978, «avrebbe l'effetto di svegliare il "gigante che dorme"». Da qui la decisione di tacere, comune a tutti i colossi del tabacco, evitando che la questione venisse all'attenzione dell'opinione pubblica, a differenza delle altre caratteristiche che hanno portato sempre più le sigarette sul banco degli imputati. Un portavoce della British American Tobacco replica che «non è noto quale componente delle sigarette causi il cancro e fa presente che il polonio 210 si trova anche nei cibi». Naturalmente bisognerebbe stabilire quali siano le ‘soglie’ oltre le quali un componente (il polonio 210 ad esempio) può diventare non dico dannoso ma addirittura deletereo per la nostra salute.
A questo punto la mente corre veloce alle Centrali Nucleari Giapponesi dopo il l’ultimo devastante terremoto che ne ha pregiudicato la sicurezza e le Consultazioni Referendarie del giugno prossimo dove saremo chiamati per esprimere il nostro parere sull’utilizzo o meno di Centrali Nucleari sul territorio Nazionale. Considerazione conclusiva: saremo capaci di dire NO al Nucleare in Italia (troppo rischioso e pericoloso per la nostra salute nonostante oltre le Alpi siamo circondati da Centrali Nucleari anche … datate quindi, più a rischio incidenti) e contemporaneamente dire BASTA al fumo di sigarette sia diretto (fumando) che indiretto (il cosiddetto fumo passivo) il quale contiene anch’esso il “polonio 210” , lo stesso elemento emesso dalle Centrali Nucleari in caso di incidente ed altamente tossico in entrambi i casi (sia da sigaretta che da nucleare) da portare addirittura a ‘morte certa’ (come il più ‘pericoloso’ dei veleni) senza alternativa – rimedio - cura (non esiste antidoto) alcuna ? Riflettiamoci seriamente ! Un saluto – Luciano Cremascoli -
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