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mercoledì 20 luglio 2011

ESTATE (non solo vacanze ma anche … salute)

... anche se NON siamo più (o tutti) ... ragazzi !

L’estate, più di ogni altra stagione, ci regala frutta e verdura in abbondanza, dai colori e sapori più differenti. In realtà, dovremmo mangiarne tutto l’anno e almeno 5 porzioni al giorno: sono un vero e proprio concentrato di salute e ci forniscono nutrienti preziosi come zuccheri, minerali e vitamine.
Frutta e verdura, infatti, sono una fonte eccellente di vitamine, dai folati ed altre vitamine del gruppo B alla vitamina C e al carotene, precursore della vitamina C ed al carotene, precursore della vitamina A.
I prodotti più ricchi di caroteni sono quelli di colore giallo-arancione, come carote, peperoni, zucca, arance, pesche e albicocche, o quelli di colore verde scuro, come spinaci o la rucola.
Ma i prodotti dell’orto sono fonti importanti, anche, di minerali come il magnesio ed il potassio.
Buono anche l’apporto di calcio e ferro, anche se la biodisponibilità di questi minerali dai vegetali è inferiore a quella dei prodotti animali; per assorbire un po’ di ferro in più basterà aggiungere alle verdure cotte o crude un po’ di limone spremuto o anche mangiare un frutto a fine pasto.
Non mancano, infine, il selenio e lo zinco, altri minerali importanti per la salute.
Una dieta variata, ricca di frutta e verdura, ci assicura anche altre sostanze benefiche, come molte molecole ad azione antiossidante e soprattutto fibra.
Questa non ha valore energetico o nutritivo, perché non siamo in grado di digerirla, tuttavia serve da nutrimento alla flora batterica intestinale, ci permette di combattere la stitichezza e ci aiuta a prevenire ed a controllare il diabete e le malattie cardiovascolari, perché regola l’assorbimento, e il livello nel sangue, di zuccheri e grassi. Inoltre, il potere saziante della fibra ci fa sentire “pieni” più facilmente (ecco perché i vegetali sono uno spezza-fame ideale).
Sempre più studi tendono a confermare che un adeguato e costante consumo di frutta e verdura contribuisca a prevenire le malattie cardiovascolari (infarto ed ictus), alcuni tipi di tumore, sovrappeso, obesità e diabete, ipertensione ecc.
Meglio un 'giretto' dal fruttivendolo che NON dal...Farmacista !

L’alimentazione dev’essere quindi  più leggera, ricca di frutta e ortaggi, senza dimenticare l’attività fisica, anche d’estate quando fa caldo.
Si può nuotare (non ci si dimentichi che anche noi Laringectomizzati, che respiriamo tramite lo ‘stoma’, ossia un buco  alla base del collo, ci possiamo permettere un bagno rinfrescante e rinvigorente nuotando al mare, al lago od in piscina – vedesi Post nel mio Blog all'indirizzo sottostante)
 http://lucianocremascoli.blogspot.com/2011/07/laringectomizzato-nuota-e-non-solo.html 
Si può passeggiare all’ombra, unendo divertimento e consumo di calorie. 
Infine, è importante sapere che è falso che la frutta a fine pasto non vada mangiata, anzi!
Un saluto. Luciano Cremascoli - 

giovedì 23 giugno 2011

DIETA MEDITERRANEA (il suo … segreto)

La ‘dieta mediterranea’ non è un programma dietetico, quanto piuttosto un vero e proprio stile di vita, tipico del bacino del Mediterraneo, ma esportabile ovunque. E’ caratterizzato da quantità abbondanti di alimenti di origine vegetale (ortaggi, cereali, e frutta fresca), dal consumo frequente di pesce, dall’olio di oliva come principale condimento, da poca carne, sostituita spesso dai legumi e poco vino (solo durante i pasti). I dolci vi compaiono solo in occasioni speciali, mentre non manca mai l’acqua.
Ma non è solo grazie alla tavola che questo regime alimentare ha dimostrato d’essere uno dei più sani. Un’altra componente fondamentale è, infatti, l’attività fisica, in origine quella quotidiana e faticosa svolta nei campi dai nostri avi.
 Il termine “dieta mediterranea” nasce in Italia nell’ultimo dopo-guerra, coniato dal medico (nonché biologo e fisiologo) americano Ancel Benjamin Keys ( 24 giugno 1904 – 20 novembre 2004), che aveva intuito le potenzialità preventive di quell’alimentazione. Prese dimora a Pioppi, un piccolo paese del Cilento (sub regione montuosa della Campania che si protende come una penisola tra i golfi di Salerno e Policastro nella zona meridionale della regione, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità) e da qui diresse il famoso “Studio delle Sette Nazioni”, uno studio di confronto dello stile di vita di un campione di popolazione di Finlandia, Olanda, Grecia, Italia, Jugoslavia, Giappone e Stati Uniti.
Ancel Benjamin Keys (1904-2004)
I risultati dello studio dimostrarono la relazione tra la dieta e l’incidenza di alcune malattie, chiarendo in particolare che il tipo di grassi utilizzati, e non tanto la loro quantità, era legata al rischio di malattie cardiovascolari. Da allora, la ‘dieta mediterranea’ è considerata il modello alimentare ideale, adatto a qualsiasi età ed a qualsiasi etnia, in grado di prevenire le cosiddette “malattie del benessere” (obesità, diabete, ipertensione, disturbi digestivi) e diversi tipi di tumore, sia nella popolazione sana che in quella già malata.
I suoi effetti benefici non dipendono da singoli cibi o loro componenti. In altre parole, non è un determinato cibo ad essere “buono” o “cattivo”, quanto piuttosto l’insieme delle abitudini alimentari, la varietà della dieta e lo stile di vita attivo che contribuiscono a proteggere la salute. Quindi, a tavola tranquillamente ma con attenzione a quello che … ‘ingurgitiamo’ e non solo. Non dimentichiamoci che gli errori, anche alimentari e di stile di vita, prima o poi, in un modo o nell’altro li si … pagano. Un saluto. Luciano Cremascoli – 



martedì 24 maggio 2011

CADMIO (attenzione a ‘certa’ bigiotteria e non solo)

Gioielli tossici, contengono cadmio: da dicembre saranno vietati. Allarme in Europa per la bigiotteria a basso costo, soprattutto di origine cinese: riscontrati alti livelli di CADMIO, metallo tossico e cancerogeno. Collane, bracciali e monili che cambiano colore seguendo il ritmo delle stagioni. Originali, eleganti e completamente green. Attenzione agli acquisti di bigiotteria “low cost”, accattivanti sì, ma pericolosi per la salute. Da dicembre sarà infatti vietato l’uso del CADMIO in tutta l’Unione Europea: metallo tossico e cancerogeno, che in passato veniva anche utilizzato come stabilizzante in alcuni articoli di plastica. Materiale tanto nocivo da essere vietato dal 1992, se pur ammesso in alcuni tipi di Pvc rigido e nelle bacchette per saldatura. La grossa presenza di questo metallo in Italia, tuttavia, è dovuta alla bigiotteria d’importazione, soprattutto cinese. Ecco perché, con una modifica inserita nel regolamento per la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, il Reach, il metallo in questione verrà vietato in tutti i tipi di gioielleria, incluse plastiche e i materiali da brasatura. Dati gli alti livelli di cadmio riscontrati nei gioielli analizzati, la Commissione europea ha deciso di intervenire, ritenendo le condizioni attuali di vendita pericolose per i consumatori, e in particolare, per i bambini: il metallo può essere assorbito attraverso la cute, e diventa ancor più nocivo se entra in contatto direttamente con la lingua. Il vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani, ha commentato: «è una buona notizia per i consumatori e per l'industria, le alternative a questa sostanza sono già state messe a punto. Ciò dimostra ancora una volta il ruolo essenziale svolto dal Reach nel proteggere la salute». Anche il Commissario per l'Ambiente, Janez Potocnik, si è dimostrato soddisfatto della decisione presa: «il divieto dell'uso del cadmio negli articoli di gioielleria proteggerà in particolare i bambini e recherà benefici all'ambiente».
Spendiamo quattro parole per meglio illustrare cos’è, dove lo si può trovare e che danni può provocare all’uomo e come. Il CADMIO è un metallo estremamente tossico che provoca numerose patologie tra cui alcune letali come attacchi di cuore, cancro e diabete. Il cadmio sostituisce lo zinco in molti complessi metallo-enzimi e molteplici sintomi causati da tossicità da cadmio possono essere condotte di una carenza di zinco indotta da cadmio. Si concentra nei remi, nel fegato in altri organi. È considerato più tossico sia del piombo che del mercurio. Quali sono le possibili fonti di intossicazione da cadmio? Il cadmio è un metallo molto utilizzato in agricoltura e nell’industria, quindi è un importante contaminante ambientale. Si ritrova in caso di: Vegetali coltivati su suoli contaminati da cadmio (acque di fogna, fertilizzanti, acque di irrigazione inquinate). - Pesci d’oceano (tonno, merluzzo, molluschi).    - Fumo di sigaretta, incluso il fumo passivo. - Acqua potabile contaminata, in caso di tubature galvanizzate o in plastica nera. - Esposizione professionale (fabbriche di batterie o di semiconduttori) e smaltimento di pile e batterie contenenti cadmio. -  Bevande a base di cola o caffè istantaneo. - Saldature delle lattine per alimenti. - Olio dei motori e scarichi d’automobile. - Vernici e colori. - Inceneritori di pneumatici, plastica e colori. -  Cibi raffinati: la raffinazione mantiene costante il contenuto di cadmio, al contrario di altri metalli. Come viene assorbito il cadmio ? Il cadmio può essere assorbito può essere assorbito per via cutanea, alimentare o inalatoria. L’assorbimento intestinale è nettamente più alto in caso di carenza di zinco: infatti zinco e cadmio sono chimicamente affini. Nei fumatori l’assorbimento per inalazione è di gran lunga maggiore che per altre vie. Quali danni provoca il cadmio ? Il cadmio è estremamente tossico, il cadmio inibisce il rilascio di acetilcolina, dando luogo ad ‘iperattività del sistema nervosoì (nei bambini), cefalea o  perdita di appetito. Sostituisce lo zinco nelle arterie rendendole meno flessibili e creando disturbi cardiovascolari come l’ipertensione. Altera il metabolismo di calcio e fosforo dando luogo ad osteoporosi e fragilità dentale. Antagonizza lo zinco interferendo nella produzione di insulina e nel metabolismo del testosterone, con possibilità di diabete, problemi alla prostata e impotenza. Il cadmio può provocare inoltre alopecia (perdita dei capelli), diarrea, anemia, deficit immunologici e renali.  Come rilevare un eccesso di cadmio nell’organismo ? Vi è una buona correlazione tra l’eccesso di cadmio misurato con il ‘mineralogramma del capello’ e la sua concentrazione nei reni: il valore massimo di riferimento nel capello è pari a 0,10 ppm (parti per milione).


Per concludere, non è assolutamente il caso di creare allarmismo più di tanto, diciamo che ora ‘sappiamo’ qualcosa in più su questo pericolosissimo (se assunto in vari modi: per ingestione, contatto con la pelle, respirazione ed altro) minerale quindi, prestiamoci un po’ più d’attenzione quando ci troviamo ‘faccia a faccia’ con un qualcosa che può essere ‘contaminato’ (basta un sospetto ora che sappiamo qualcosa in più su di ‘lui’) e, come dice un vecchio proverbio, uomo avvisato mezzo salvato. Un saluto. Luciano Cremascoli -   

venerdì 13 maggio 2011

CARAFFE FILTRANTI (per acqua del rubinetto)

Sono inutili e in alcuni casi peggiorano la qualità dell'acqua le caraffe che vengono utilizzate per filtrare l'acqua potabile del rubinetto. 
E' quanto emerge dalle analisi di laboratorio disposte dal Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, lo scorso febbraio. Il pm oggi ha trasmesso i risultati al ministero della Salute e all'Istituto superiore di sanità. Ora toccherà a loro decidere se prendere o meno provvedimenti. A Torino proseguirà intanto l'inchiesta giudiziaria, avviata sulla base di una denuncia presentata da ‘Mineracqua’, la Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali, che aveva già fatto svolgere analisi dall'Università La Sapienza di Roma. I reati ipotizzati dalla procura di Torino sono frode in commercio e commercio di sostanze alimentari nocive per la salute pubblica. Al momento non vi è alcun indagato. Le caraffe sottoposte ad analisi promettono di abbattere i livelli di cloro e la durezza dell'acqua del rubinetto tramite un filtro che funziona a carbone attivo e resine a scambio ionico. «Per quanto riguarda la durezza - ha spiegato oggi Guariniello - le analisi hanno mostrato che è vero che si abbattono i livelli di calcio e magnesio, ma anche che il filtro non va usato se la durezza dell'acqua è inferiore ai 19 gradi francesi, come per esempio in provincia di Torino. In questo caso è inutile». Al contrario, emergono sostanze che non sono presenti nell'acqua del rubinetto. «In alcune caraffe - ha riferito Guariniello - il Ph dell'acqua sale a livelli fino a 9.5, contro un limite di legge di 6.5 e con questo livello di acidità sarebbe non potabile. Poi appaiono tracce di ammonio, sodio, potassio e argento in valori superiori a quelli dell'acqua del rubinetto. Non sono pericolosi - ha sottolineato - ma sicuramente l'acqua non è migliorata». In sintesi, secondo Guariniello «la situazione deve essere valutata con attenzione dall'autorità sanitaria competente».

In attesa che le Autorità competenti si pronuncino, affidiamoci a delle comunissime Acque Minerali (conosciute o meno, costose od economiche che siano – non c’è che il problema della scelta) che troviamo sugli scaffali di ogni Centro Commerciale o Negozio che sia od al limite all’ancor più comune ed economico e non ultimo, ma da non sottovalutare, sempre disponibile (si supera così anche il ‘problema’ trasporto e smaltimento contenitori, di plastica o vetro che siano) … rubinetto. Quindi, per ora, meglio non farci ‘tentare’ da queste miracolose ‘caraffe’ che qualcuno chiama e/o pubblicizza ‘della salute e del portafoglio’. Non dimentichiamoci che la buona condizione fisica (salute) di ognuno di noi è “unica” ed abbiamo il dovere-obbligo di dedicargli, nel nostro ed esclusivo interesse (anche di chi ci sta intorno) la massima attenzione partendo da elementi tanto comuni quanto indispensabili per la nostra ‘buona salute’ quali l’aria e, come in questo caso, l’ACQUA. Preciso che questa ‘notiziola’ non è una mia creazione dell’ultima ora ma è un qualcosa che già ‘gira’ sul web (vedesi ad esempio ‘ilmessaggero.it’, tanto per citarne uno) da qualche tempo e mi auguro che chi di competenza vada a fondo alla cosa togliendo ogni sorta di dubbio a tutti nell’interesse di tutti; produttori di ‘caraffe filtranti-depuranti’, produttori di Acque Minerali ma soprattutto comuni consumatori che giustamente si preoccupano della propria salute. Un saluto. Luciano Cremascoli - 

domenica 24 aprile 2011

FURANO (nelle capsule del caffè)

Consumare caffè in capsula aumenta il rischio di ingerire furano, ossido tossico e cancerogeno, generalmente considerato un inquinante organico persistente, presente soprattutto quando cibi e bevande vengono sottoposti a trattamento termico. Javier Santos, docente di chimica analitica all’Università di Barcellona, ha deciso di studiare attentamente la presenza di sostanze pericolose nel caffè. Con un team di esperti ha quindi redatto il rapporto “Occurrence of furan in coffee from Spanish market: Contribution of brewing and roasting”, con il quale sono state messe in luce alcune criticità nella produzione e distribuzione del caffè nel mercato spagnolo, equiparabili alla situazione italiana. Lo studio dell’Università di Barcellona, pubblicato sulla rivista scientifica Food Chemistry, ha analizzato le diverse modalità di somministrazione della famosa bevanda: inpolvere, solubile e in capsule, rilevando come nel caffè in capsule le dosi di furano siano più elevate rispetto ad un caffè fatto in maniera tradizionale. Stilando una classifica approssimativa di contenuto di furano per le diverse tipologie di caffè, si ottiene: - caffè in capsule, 117-244 nanogrammi per millilitro; - caffè preparato con macchinetta tradizionale, 20-78 ng/ml;  - caffè decaffeinato, 15-65 ng/ml; - caffè solubile, 12-35 ng/ml.
 Secondo il Professor Santos «la ragione di questi alti livelli è dovuta al fatto che le capsule ermeticamente sigillate impediscono che il furano, che è altamente volatile, si disperda». Nonostante i dati preoccupanti, il team di studiosi rassicura gli amanti del caffè, dato che i livelli di sostanze nocive riscontrate sarebbero tali da non essere ritenuti dannosi per la salute umana. Resta comunque il fatto che, insieme al black gold, il corpo assorba, in dosi variabili, furano. Ciò potrebbe orientare i più assidui bevitori a scegliere l’opzione più sicura possibile. Come sottolineato più volte, soprattutto in merito alle dosi di cibo radioattivo che una persona può ingerire in “tutta sicurezza”, il dubbio sorge in merito alla possibilità di accumulo di queste sostanze nel nostro organismo: se i tecnici sono certi che, per essere pericoloso, il furano dovrebbe essere ingerito in quantità molto elevate (circa 20 caffè al giorno), ben poco ci dicono sul rischio di accumulo.
Concludendo, beviamoci pure in tutta tranquillità una tazzina di caffè fatta con la ‘macchinetta’ dell’ufficio (con Furano), dopodiché una sigaretta (Polonio) non prima di aver velocemente ‘ingurgitato’ durante la ‘pausa pranzo’ un ‘piatto unico’ (precotto, preconfezionato, pretutto per intenderci – con tutti i conservanti, coloranti, apportatori di sapore, esaltatori di sapidità – tutti elementi consentiti dalla legge, sia ben chiaro) accompagnato da bevanda rigorosamente analcolica (con i suoi bei coloranti ed altro – l’occhio ed il gusto chiedono la loro parte) senza dimenticare la ‘merendina’ della metà mattina (anch’essa con la sua buona dose di tutti quei conservanti ecc. di cui sopra) passando dall’aperitivo (di un bel color rosso od arancio, di certo colori non provenienti da materia prime naturali) con i colleghi. Se moltiplichiamo tutto questo per i giorni lavorativi (si sta ‘lavorando’ con la fantasia -ma non più di tanto, con la … fantasia – solo sui giorni lavorativi dimenticando per un’attimo quello che ingurgitiamo al di fuori del ‘tempo lavorativo’, durante i giorni di riposo, ferie ed altro) e facciamo due conti su quanti alimenti cancerogeni, volenti o nolenti ci troviamo ad ‘immettere’ nel nostro organismo, senza considerare l’inquinamento atmosferico (che ci costringe a respirare quello che respiriamo…) non ci dobbiamo e/o possiamo lamentare-stupire se poi ci ritroviamo con delle patologie in genere procurate da elementi cancerogeni apportatici dall’ambiente in cui viviamo o da un’alimentazione, diciamo così distratta o superficiale. Ma, purtroppo, si è costretti a vivere con  tempi e ritmi a cui è pressoché  impossibile ribellarsi o proporsi diversamente quindi si è costretti (in alcuni casi ci va meglio … così) poi a dover curare e non come si dovrebbe … PREVENIRE. L’argomento ‘alimentazione - inquinamento ambientale/tumori’ è troppo ampio per poterlo riassumere con poche righe, ci ritorneremo prossimamente. Un saluto – Luciano Cremascoli – 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

martedì 12 aprile 2011

IL BENESSERE (viene da lontano ma è... ...l'oggi)

La parola massaggio deriva dall’ebraico ”massech” che significa frizionare, premere, parola che ha origini antichissime. Infatti i primi ritrovamenti  di testimonianze che riguardano le varie tecniche terapeutiche sono datate circa 6000 anni fa, ma l’istintivo bisogno dell’uomo di massaggiare i punti dolenti del corpo è sicuramente innata nell’uomo stesso. Quante volte ci è capitato di avere dolore ad una spalla e istintivamente portare la mano sul punto dolente e massaggiarci per lenire il dolore? Si suppone che le sue origini possono risalire persino a 3000 anni prima di Cristo e in tutte le civiltà appaiono indizi che ne indicano l’importanza. Il massaggio piaceva agli antichi Egizi e alla regina Cleopatra che lo alternava ai bagni nel latte. Ma fu tra gli antichi Greci che questa tecnica venne perfezionata e ampliata a diverse finalità. Omero ne parla nell’ Odissea come di un trattamento per il recupero della salute dei guerrieri e il famoso medico Ippocrate (fondatore della moderna medicina e sul nome del quale i medici laureandi sono obbligati a prestare giuramento), lo consigliava come terapia fisica. I Greci si specializzarono in due diverse tecniche: massaggio sportivo legato ai giochi olimpici (ricordiamo che furono loro a ideare le Olimpiadi) e massaggio medico curativo. Galeno, medico di Marco Aurelio, dedicò al massaggio molti scritti e da allora ad oggi molte sono state le tecniche che dal massaggio si sono poi trasformate in numerosi altri trattamenti. Tra i più antichi troviamo il Micromassaggio e la Riflessologia. Il Micromassaggio, che consiste in sfregamenti e digitopressioni in parti specifiche e circoscritte del corpo, deriva dagli antichi metodi di cura orientali ed è molto utile per lenire dolori e rilassare la muscolatura. Per quanto riguarda la Riflessologia, ha origini diffuse sia in Oriente che in Occidente: sono state infatti ritrovate testimonianze in Cina, in India, in Egitto, ma anche in Sud America datate più di 2500 anni fa. In pratica anch’essa consiste in una serie di sfregamenti e digitopressioni, ma su punti ben precisi delle terminazioni nervose di mani, piedi, viso, padiglione auricolare. Il nostro corpo è infatti attraversato da milioni di fasci di nervi che partono dal cervello e si diramano lungo il nostro corpo andando appunto a finire alle estremità. Anche questo trattamento apporta notevoli benefici quali: profondo rilassamento, miglioramento del microcircolo e spesso anche di molte problematiche fisiche. In pratica questi antichissimi metodi cercano di lenire i dolori, apportare miglioramenti, ridurre affaticamento e stress …insomma dare benessere! (F.to Sara Villa).
Chi è Sara Villa ? Se volete saperlo andate nella sua pagina web all’indirizzo: http://www.trattamentinaturalivilla.com/ lì troverete tutto su di lei, di cosa si occupa di preciso, dove e quando. Se volete saperne di più, contattatela direttamente, una sua risposta non vi sarà di certo … negata, almeno credo. Da parte mia, quale Laringectomizzato (ossia che ha subìto l’asportazione della Laringe – causa tumore, intervento chirurgico alquanto devastante soprattutto per le parti coinvolte chirurgicamente – ed anche svuotamento bilaterale) posso affermare che questi ‘micromassaggi’ o come li si preferisce chiamare (non sono esperto e/o competente più di tanto in materia quindi la mia terminologia sulla materia è alquanto limitata) se fatti con competenza e da mani esperte possono portare un giusto giovamento che porta conseguentemente ad una più veloce riabilitazione muscolare e/o motoria delle parti interessate. La mia affermazione non proviene da un ‘sentito dire’ ma per esperienza personale. Un saluto – Luciano Cremascoli -


giovedì 7 aprile 2011

VIVERE LENTAMENTE (per vivere…meglio)

Tra le molte ‘Giornate’ dedicate a fatti più o meno importanti, è senza dubbio particolare e curiosa ed anche non meno interessante la “GIORNATA MONDIALE DELLA LENTEZZA”.

 L'idea della Giornata Mondiale della Lentezza è nata da L'Arte del Vivere con Lentezza con lo scopo di riflettere a 360 gradi sui danni economici, ambientali, sociali e culturali del vivere a folle velocità come ormai ci si è abituati volenti o nolenti. Ormai si è giunta alla QUINTA edizione e si è svolta a New York lunedì 28 Febbraio scorso ma, essendo appunto la ‘giornata della lentezza’ io ho preso tutto alla ‘lettera’ quindi sono arrivato sul mio blog (questo) stasera (un mese o poco più dopotutto sono un nulla in confronto agli anni che vorrei ancora … ‘campare’, perlomeno  provare a campare ma, dignitosamente) e, con tutta calma tanto, come dicono, la fretta non porta da nessuna parte e non porta nemmeno buoni risultati quando addirittura non è ‘portatrice’ di drammi o tragedie irreparabili.

Questa Giornata si svolge di lunedì a Pavia. Tutto ebbe inizio cinque anni fa proprio a Pavia, dove un gruppuscolo di convinti sostenitori del vivere “lento” (slow, in inglese) hanno lanciato la campagna mondiale onlus: “L’arte del vivere con lentezza” ( la si può trovare anche sul sito web: http://www.vivereconlentezza.it/node/1304 - ci si dia un’occhiata, merita).
Il motto è: NO a passi veloci, inchiodate al semaforo rosso, ‘cellulari-protesi’ all’orecchio, sovrapposizione d’impegni, trasmissioni Tv con risse, l’accensione del pc appena entrati in casa ed altro sui generis – SI a un caffè sorseggiato seduti al bar, per un giorno il cellulare spento e l’orologio lasciato a casa, un sano ozio senza rimorsi, riflettere, mettere ordine in qualche cassetto, dedicare tempo a se stessi, scalare una marcia al ritmo quotidiano eccetera eccetera. L’ideatore di questa iniziativa ‘a misura d’uomo’ è un ex manager d’alto livello che ad un certo punto si è detto: “Voglio scendere !”. E ha dato una svolta alla sua vita (essendo ex manager, se lo è anche potuto permettere, resti tra noi…). All’insegna di ‘lento è bello’, mette in pratica due fondamentali principi: “il tempo più che libero deve essere liberato” ed ancora “il tempo non va visto come una scadenza, va goduto”. Concludo con un, utilizzando la terminologia giovanile odierna ossia: se ci pensiamo bene, 'cazzeggiare' non è un ... male, è uno stile di vita. Ci si rifletta e se non se ne è convinti, provare per credere. Tornerò sull'argomento prossimamente. Un saluto - Luciano Cremascoli