sabato 18 giugno 2011

L’ARTE DI CATTELAN (il dito medio di…)

Ho notato che sulle pagine dei giornali (quotidiani e non), in particolare quelle finanziarie (Il Sole 24 Ore ad esempio) le foto della Borsa di Milano evitano di mostrare il monumento di Maurizio Cattalan, quello per intenderci della mano con il dito medio teso verso l’alto ad indicare un chiaro ed esplicito invito od insulto che dir si voglia. Posso capire la scelta dell’evitare di mostrare tale ‘opera’ nelle foto ma mi chiedo cos’abbia aspettato l’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Letizia Moratti prima e cosa aspetti ora il neo Sindaco, Giuliano Pisapia a rimuovere definitivamente quella statua. 
"Il dito" di Maurizio Cattelan
Ma chi è Cattalan ? Maurizio Cattalan nato a Padova il 21 Settembre 1960, artista italiano, e conosciuto più che altro per le sue ‘satire scultoree’, in particolare “La Nona Ora” (alle tre del pomeriggio), raffigurante Papa Giovanni Paolo II° colpito da una meteora.
"La Nona Ora" di Maurizio Cattelan

Tornando all’opera, si può dire (considerando l’eccentricità artistica dell’autore) che ‘il gioco è bello quando dura poco’. Sarebbe quindi ora di toglierla da Piazza Affari. L’arte non ne subirà di certo un torto, l’arte vera vive di vita propria (sostengono esperti e studiosi) e non ha bisogno di ‘esibirsi’ davanti ad indaffarati ed imbronciati uomini d’affari che ormai non la notano più nemmeno. Se qualcuno poi ritenesse che quel monumento più che arte andrebbe indicato come gioco, irridente e salutare ma pur sempre un gioco (o provocazione ?), ancor meglio. La Borsa è un luogo importante per Milano (e non solo…) ed è giusto si abbia nei suoi confronti quel rispetto che è dovuto a tutti. Poi, non sono questi i tempi per scherzare tanto sull’economia, le cose stanno già andando male da sole. C’è un tempo ed un luogo per ogni cosa. E’ stato divertente, ha divertito ed ha sortito l’effetto che cercava la scelta di Piazza Affari per il “dito di Cattelan”, ma ora è tempo sia collocata altrove. Dove non saprei, un ‘posticino’ glielo si può sicuramente trovare ma, vediamo di toglierla al più presto da dov’è attualmente. Un saluto. Luciano Cremascoli -

venerdì 17 giugno 2011

AMBIENTE-NATURA-PAESAGGIO (n. 4)

“DECAMERON” 
di Giovanni Boccaccio

Era già l’oriente tutto bianco e li surgenti raggi per tutto il nostro emisperio avevan fatto chiaro, quando Fiammetta da’ dolci canti degli uccelli, li quali la prima ora del giorno su per gli albuscelli tutti lieti cantavano, incitata su di levò e tutte l’altre e i tre giovani fece chiamare; e con soave passo a’ campi discesa, per l’ampia pianura su per le rugiadose erbe, infino a tanto che alquanto il sol fu alzato, con la sua compagnia, d’una cosa e d’altra con lor ragionando, diportando s’andò. Ma sentendo che già i solar raggi si riscaldavano, verso la loro stanza volse i passi: alla qual pervenuti, con ottimi vini e con confetti il leggiere affanno avuto fé ristorare, e per lo dilettevole giardino infino all’ora del mangiare si diportarono.

Un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi si rifugia in una gradevole campagna, lontano da Firenze dove infuria la peste (1348). Ognuno dei giovani narrerà, ogni giorno, una novella, così da raggiungere il numero di 100 in 10 giorni. Gli uccelli che cantano alle prime luci dell’alba, i piedi che sfiorano l’erba scintillante di rugiada sono l’abbozzo armonioso di un Eden alla Simone Martini (pittore e miniatore italiano – Siena, 1284 * Avignone, 1344), contrapposto al cupo sfondo dell’epidemia cittadina. 
Così riassume il Decameron  (dal Greco Antico, ‘dieci giorni’), raccolta di cento novelle di Giovanni Boccaccio (1313 – 1375) scritte (probabilmente – si dice) tra il 1349 ed il 1351 da cui è tratta appunto la Novella di cui sopra, Cesare Segre, Filologo (studioso delle parole), Semiologo (studioso dei segni) e critico d’arte nonché, attualmente, Professore Emerito all’Università di Pavia e Direttore del Centro Ricerche su Testi e Tradizioni Testuali dello IUSS (Istituto Universitario di Studi Superiori) di Pavia.
Cosa potrei aggiungere io, comune mortale (o lettore che dir si voglia) dopo la così sintetica ma completa e chiara esposizione  d’una "penna" quale Cesare Segre ? Assolutamente nulla ! Un saluto. Luciano Cremascoli - 

mercoledì 15 giugno 2011

RIFLESSIONE SUL REFERENDUM: IL ‘SI’ AL NUCLEARE (vi invidio perché…)

Girovagando per il web mi sono imbattuto in questo, chiamiamolo così (magari impropriamente – non me ne si voglia), ‘sfogo-riflessione’ di tale ... (non ricordo). M’è talmente piaciuto che, senza nemmeno chiederne il permesso all’autore mi sono preso la libertà (con un bel copia - incolla) di ‘appropriarmene’ (speriamo che non se la prenda più di tanto o, peggio ancora, non mi citi per…) e pubblicarla qui sul mio Blog. Eccovelo:   
Vi invidio ! Vi ho visto. Eravate in tanti. In tutti questi giorni vi siete battuti, impegnati, scatenati per votare e, soprattutto, far votare “SI” al Referendum. Mi riferisco a quello dell'Energia. Sì, Sì, ed ancora Sì, vota ‘Sì’ per fermare il Nucleare. Il Nucleare andava “fermato” a tutti i costi. Vi invidio per la semplicità con cui avete risolto un problema complesso, così complesso che avete molti meno dubbi voi di chi certe cose le ha studiate per anni. Vi invidio perché in pochi mesi siete diventati tutti Fisici, Ingegneri Nucleari, Economisti, Oncologi, Scienziati e chi più ne ha più ne metta, tutti pronti a dare verità e certezze. Perché siete fieri di aver fatto una scelta, anche senza capire e senza sapere quale sia la verità. Vi invidio perché davvero pensate (non tutti, fortunatamente ma molti, si) che i pannelli fotovoltaici funzionano anche di notte, che non sono cancerogeni quando vengono smaltiti o che la Germania vuole sostituire l'Energia Nucleare con le rinnovabili. Vi invidio perché scegliete pensando a Fukushima, ma vi dimenticate in pochi giorni dei milioni di barili di petrolio che hanno devastato il Golfo del Messico, solo UN anno fa. Vi invidio perché davvero credete che la soluzione al problema energetico sia a portata di mano, e che è per colpa delle lobby che ci propongono ancora il vecchio Nucleare. Vi invidio perché pensate che il fotovoltaico costi meno del Nucleare. Vi invidio perché anche domani continuerete a fare il lavoro di sempre, senza che nessuno vi abbia giudicato. Vi invidio perché quando affronteremo le conseguenze, troverete mille altri motivi per giustificarle. Vi invidio per la spensieratezza con cui avete condiviso la propaganda del terrore. Vi invidio perché non avete riconosciuto chi c'era dietro la propaganda. Perché pensate che Greenpeace sia una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), quando invece prende migliaia di dollari da Rockefeller Brothers Fund, Inc. Ho vissuto con amarezza questi giorni e queste ore. Vi invidio perché ora vi sentite al sicuro. Perché ora vi sentite più ricchi. Perché oggi vi sentite più puliti. E perché siete convinti che, da oggi, la vostra vita sarà migliore grazie a questo voto. "BISOGNA CHE TUTTO CAMBI, PERCHE’ NULLA CAMBI”.

- chiariamo qualche dubbio sulle Centrali Nucleari in Europa - 
(qualora ce ne fosse bisogno)
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Mi permetto d'includere anche un’aggiunta proveniente da tale ... (altro non ricordo - sempre copia/incolla) che, a mio avviso completa meglio il ‘quadro’ ossia: “Vi invidio perché, nonostante vi sentiate così antinuclearisti, avete (ed avrete) la faccia tosta di utilizzare Energia Nucleare acquistata dalla Francia” aggiungendo una notizia dell'ultima ora (non so se certa al 100%) ossia che la “Svizzera ha programmato la costruzione di DUE Nuove Centrali Nucleari" quindi, noi, ‘intelligentemente e/o furbescamente’ ci approvvigioneremo anche da quelle 'fonti' poste appena al di là del nostro confine Nazionale. A quali costi (economicamente parlando) tutto questo NON è dato (almeno a noi comuni cittadini) saperlo. Mi fermo qui, potrei diventare noioso e ripetitivo; i referendari ‘vincenti’ stanno ancora euforicamente festeggiando loro vittoria del loro “SI”; una vittoria che oserei chiamare la ‘Vittoria di Pirro’, un Pirro del XXI° Secolo. Un saluto. Luciano Cremascoli – 

martedì 14 giugno 2011

ESTATE (in tavola la freschezza e…)

E’ in arrivo il gran caldo (il condizionale è d’obbligo visto il tempo e le previsioni metrologiche per i prossimi giorni) e con lui torna la voglia di cibi freschi e dissetanti. Si sa, l'estate e la stagione dei gelati, delle granite e delle belle e succulente fette di cocomero, ma non si può vivere solo di questi alimenti per i prossimi tre mesi. La natura diventa l'alleata più preziosa, offrendoci un'infinita varietà di frutti e verdure, belle da vedere e soprattutto buonissime da mangiare. Queste regine dell'estate possono essere consumate in mille modi diversi: basti pensare alle colorate insalatone, agli antipasti a base di pesce e verdure di stagione, alle pizze vegetariane, alle frittate e, dulcis in fundo, alle macedonie o alle torte di frutta fresca. C'e davvero l'imbarazzo della scelta di fronte ai banchi colorati dei negozi di ortofrutta, mercati rionali e supermercati, popolati dalla frutta e dagli ortaggi di stagione: in cucina le parole d'ordine diventano fantasia e creatività. Creare nuove ricette, senza il fastidio di "mettersi al fornelli", diventa un modo divertente per rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro. Cosa può esserci di più appetitoso di un bel piatto di riso freddo o di una saporita bruschetta al pomodoro? Cibi sani e genuini, ma senza rinunciare al gusto. Certo e che arrivare alle fatidiche cinque porzioni al giorno di frutta e verdura come consigliato dai medici spesso non e un'impresa facile, soprattutto a causa dello stile di vita frenetico a cui si è costretti. Una soluzione valida ed efficace è rappresentata dai frullati, perfetti per completare la prima colazione, come snack di metà mattina o pomeriggio o come dessert a fine pasto. I frullati aiutano a tamponare un improvviso attacco di fame senza appesantire ed in più assicurano tutti i micronutrienti fondamentali, soprattutto quando e necessario ripristinare la quota idrica, vitaminica e minerale nel nostro corpo. Per non parlare poi dell'efficace e benefico aiuto per la forma e la bellezza della pelle che, soprattutto in estate, necessita di vitamine per contrastare gli effetti dannosi dei raggi del sole. Non dimentichiamoci però che non è sufficiente frutta e verdura per ‘assecondare’ le esigenze dell’organismo a meno che … (vedesi seguito) 
Soffermiamoci un attimo su: STILI DI VITA (e cucina).
IL LIMITE tra moda e stile di vita e sempre più sottile: si tratta della dieta vegetariana e delle sue sorelle, quella vegana e macrobiotica. Molti le confondono, altri le praticano con assoluta convinzione. Ma dove stanno le differenze? Innanzitutto, nella dieta vegetariana viene eliminata dal frigorifero ogni traccia di carne animale, compresi i pesci e i crostacei. I più ferrei sostenitori di questo stile di vita eliminano il formaggio, il latte e le uova, bandendo cosi qualsiasi prodotto di origine animale anche derivato. In tal caso si parla di dieta vegana: chi la pratica non solo non consuma certi alimenti, ma rifiuta anche di acquistare capi in lana o in pelle, che implicano lo sfruttamento di animali. 

La dieta macrobiotica, a base di alimenti non raffinati, comporta il consumo di piatti bilanciati secondo il principio dello yin - cibi acidi come frutti, verdure e farinace - e dello yang - cibi alcalini, vale a dire di origine animale. Un pasto equilibrato dovrebbe quindi contenere tutti e cinque i sapori: dolce, salato, amaro, acido e piccante. 
Dunque, per concludere, alimentazione vegetariana (o addirittura vegana) o no, se vogliamo sentirci sempre in forma (e non solo d’estate) facciamo nostra quella famosa locuzione latina che diceva: ‘in medio stat virtus’ il cui significato in italiano (e soprattutto pratico) è: «LA VIRTU’ STA NEL MEZZO». Infatti la locuzione di cui sopra ‘invita’ a ricercare l’equilibrio, che si pone sempre tra due estremi, pertanto al di fuori di ogni esagerazione. Quindi, ‘navighiamo’ sempre al centro del fiume senza avvicinarci troppo ne alla sponda sinistra e nemmeno alla destra eccezion fatta per necessità estreme (nel caso dell’alimentazione, consigli del Medico). Io lo sto già facendo, e voi ? Un saluto. Luciano Cremascoli – 

venerdì 10 giugno 2011

AMBIENTE-NATURA-PAESAGGIO (n. 3)

“LA COGNIZIONE DEL DOLORE”
di Carlo Emilio Gadda
Dal terrazzo la veduta spaziava perdutamente fino alle lontane colline, e poi più lontano forse, nel sole. Si spegneva ai tardi orizzonti: e agli ultimi fiumi delle fabbriche, appena distinguibili nella foschia: posava alle ville e ai parchi, cespi verdissimi, antichi, tutt’attorno la mite accomandita di quei piccoli laghi. Eran livelli celesti, opachi, future torbiere, tra l’insorgere dei mille piacevoli incidenti d’una orografia serena, che aveva conosciuto il cammino delle Grazie. Terra vestita d’agosto, v’erano sparsi i nomi, i paesi. Ed era terra di gente e di popolo, vestita di lavoro.
CARLO EMILIO GADDA (1893-1973)
Ogni provincia italiana, commenta Silvia Avallone, giovane scrittrice e poetessa di casa nostra, ha delle vedute così. Laggiù i relitti industriali, coperti di edere; qui i resti di un mercato, le luci che si spengono negli uffici. C’è sempre una collina, o un parco, tra una fessura e l’altra. Il confine della natura, la sua grazia taciturna, resistono all’insistenza delle scavatrici, agli sbuffi grigi degli impianti. La terra è come noi, vestita di lavoro. Alberi e ciminiere si confondono in un unico tessuto. Basta lasciare libero lo sguardo, sembra dirci Gadda, per scorgere la segreta somiglianza tra i profili dei capannoni e quelli delle colline e dei fiumi. 
Silvia Avallone 
Personalmente non concordo pienamente con la Avallone nel sostenere che ‘ogni provincia italiana ha vedute così’, geograficamente l’Italia è troppo ‘diversa’ come territorio: si va dai territori prevalentemente montagnosi ed umidi del nord a quelli aridi ed asciutti del sud, da quelli eccessivamente industrializzati a quelli prevalentemente agricoli-pastorizi, province completamente ‘affacciate’ sul mare e province che il mare non sanno nemmeno cosa sia ma, prendiamo sia la poesia ‘paesaggistica’ che successivo commento per quello che sono. Ad ognuno la libertà di dare l’interpretazione che ritiene più appropriata; dopotutto ogni cosa (vivente o meno) può apparire più o meno gradevole alla vista, tutto dipende dall’angolatura e/o dallo spirito con la quale la si intende osservare. Un saluto. Luciano Cremascoli -