giovedì 2 giugno 2011

LARINGECTOMIA TOTALE (video dell’intervento chirurgico)

Mi sono preso la libertà d’andare a cercare nel mio computer (lavoro non da poco considerando la confusione che ci si trova) un vecchio video a suo tempo (si era nel 2009) visibile su YouTube ma che ora è ‘sparito’ o, perlomeno, non riuscivo più a trovarlo. Ho dovuto ‘tagliarlo’ all’inizio in quanto superava i canonici 15 minuti e la cosa non è stata  così semplice vista la mia poca esperienza con i video ma anche facendo questo ‘lavoro’ ho imparato qualcosa di nuovo.
Il video, con audio (l'audio non è 'perfetto' ma le immagini sopperiscono benissimo alla carenza) mostra un intervento chirurgico di Laringectomia Totale. Naturalmente trattasi di alcuni ‘spezzoni’ dell’intervento stesso infatti in 14 minuti non si poteva certo ‘concentrare’ un’operazione che dura, salvo complicazioni, e se non necessitaria di svuotamento (mono o bilaterale) la bellezza di non meno cinque ore. Però detto video che viene mostrato qui sotto mostra tutti i ‘passaggi’ essenziali (dall’inizio alla fine) dell’intervento stesso. Per la natura e per l’argomento trattato si consiglia la visione di questo video ‘solo’ a persone non facilmente impressionabili, del resto alcune sequenze potrebbero ‘disturbare’ persone sensibili. Anch’io, la prima volta che l’ho visionato, sono stato alquanto turbato nell’immaginare che quello che stavo vedendo in linea di massima era lo stesso intervento chirurgico che avevo subìto io nel 2006 ossia la Laringectomia Totale con, nel caso mio specifico, l’aggiunta dello ‘svuotamento latero-cervicale. Non auguro buona visione in quanto non mi sembra proprio il caso sia per chi ha subìto un intervento chirurgico di questo tipo (gli ricorderà di certo una non facile esperienza…) che per i loro famigliari.
Mi permetterei di suggerire (o far suggerire) la visione di questo video a chi magari abusa di alcol e/o fumo, chissà che non lo ‘aiuti’ a riflettere e magari (tutto è possibile) lo porti a cambiare stile di … vita. 
N.B.: Se si desidera una miglior visione del video stesso, magari a 'schermo intero' e/o direttamente su YouTube, l'indirizzo è:  http://www.youtube.com/watch?v=83Wd6ZLB_cU  
Un saluto - Luciano Cremascoli -

martedì 31 maggio 2011

GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO (ogggi lasciamo parlare le ... immagini)

Oggi, Martedì 31 Maggio è la Giornata Mondiale Senza Tabacco. NON ho intenzione di scrivere nemmeno una parola, tanto i 'sordi' non ascolterebbero di certo e continuerebbero, magari mentre mi leggono, a fumarsi una sigaretta. Lascio parlare le immagini, i loro messaggi possano 'colpire' (me lo auguro) più di 1.000 parole, soprattutto i giovani.
non dimentichiamocelo

fumiamo da parecchio ?
ne avremo 'pieni' i...polmoni !


liberiamoci da questa...schiavitù
magari cominciando così


oppure così


facciamo il possibile per non dover
 più assistere a certe visioni

il 'non' fumatore è sempre un...vincente
non è poi così difficile
riuscire a smettere
ieri ON, da oggi e per sempre...OFF
i nostri polmoni erano così (a sinsitra
nell'immagine), ora possono essere così (a destra)

c'è chi ci può aiutare senza chiederci nulla
(sono li per quello)

si tenga presente anche questo

quindi, facciamo
 di quello che può sembrare
 un cartello di
"divieto" per 'il codice della strada'
 una nostra...REGOLA
Personalmente sull'argomento "fumo" dovrei starmene 'zitto' in un angolino (cominciai a fumare da ragazzo e smisi in quanto 'impossibilitato' a farlo ancora 6 anni fa, non mi venne vietato ma...  - si legga in questo Blog ed è facilissimo capirne il ... perchè). Ora mi sento benissimo libero da questa 'schiavitù' (si diventa schiavi e/o succubi o peggio ancor, dipendenti dalla sigaretta o tabacco in genere e la cosa non è di certo piacevole ma, dimenticavo, mi ero ripromesso di 'non scrivere nemmeno una parola' ma di fronte a certi argomenti quale la salute non si può e non si deve, mi si scusi, starsene in ... silenzio. Un saluto. Luciano Cremascoli -

domenica 29 maggio 2011

MORTE CEREBRALE (pro e/o contro espianto organi – un’esperienza)


Zack è vivo per il buon senso e la determinazione dei suoi cugini che non si sono rassegnati alla diagnosi dei medici, ma hanno testato loro direttamente le reazioni di Zack allo stimolo del dolore dimostrando che era vivo. Avrebbero dovuto farlo i medici che al contrario sono più propensi a salvare gli organi piuttosto che salvare i legittimi proprietari.   Zack è stato intervistato da una rete nazionale americana; in Italia nessuno gli avrebbe dato spazio come dimostrato nel caso di Toni Mangogna (del tutto simile), per paura che si metta in discussione la "morte cerebrale".   Zack Dunlap non ricorda molto del giorno in cui “morì” ma ricorda bene di aver sentito un medico dichiarare che lui era un “morto cerebrale” e ricorda di essersi sentito incredibilmente infuriato. “Per fortuna che non mi potevo alzare per fare quello che avevo voglia di fare”, dice il ragazzo dell’Oklahoma con un filo di voce in un’apparizione esclusiva lunedì durante il programma Today dagli studi televisivi di New York. E cosa gli avrebbe fatto, ha chiesto la giornalista Natalie Morales del Today, a chi ha seguito il miracoloso recupero a partire dall’incidente con la sua quad bike ATV (Nov. 17) che gli procurò un terribile trauma cranico. “Probabilmente saremmo volati insieme fuori sfondando la finestra” dice il 21enne con un sorriso.   Ha superato mesi di riabilitazione e sta ancora migliorando ma ha ancora problemi con la memoria e gli stati emotivi. “Mi sento abbastanza bene ma è molto dura” ha detto, con tutta l’eccitazione di un ragazzo che è a New York in onda su una rete nazionale. Sto meglio, ha confermato, ma tutto il processo è frustrante. “Non ho pazienza” ha detto tranquillamente. Era accompagnato dai suoi genitori, Pam e Doug Dunlap, e sua sorella minore, Kacy, che erano più che felici di attendere il suo recupero. “Sta procedendo straordinariamente bene” ha detto Pam Dunlap “Ha ancora molti problemi di memoria. Serve molto tempo al cervello per guarire dopo un trauma cranico come quello. Potrebbe volerci un anno o più, prima che riprenda completamente, ma va comunque bene, non mi interessa il tempo che sarà necessario; siamo solo grati e felici di averlo qui.”     “Non c’era attività” I medici non hanno alcuna spiegazione sul perché Dunlap sia vivo. Stava guidando la sua moto ATV truccata con degli amici quel fatidico sabato, a meno di una settimana dal giorno del Ringraziamento. Prese parte ad una parata quel mattino, improvvisando impennate e impressionando la folla, poi sono usciti di pista con le loro quad bikes. Lui non aveva il casco. Dunlap si trovava dietro ai suoi amici in una strada principale appena fuori Davidson, Okla., non molto distante da casa sua nella cittadina di Frederick vicino al confine con lo stato del Texas. Accelerò con la sua quad bike per raggiungerli, facendo un altra impennata sulle ruote posteriori; quando riabbassò le ruote anteriori, vide che stava per scontrarsi con la moto di un amico ferma poco oltre sulla via. Dunlap cercò di sterzare ma la sua moto si capovolse e lui volò via battendo prima la testa e finendo a faccia in giù sull'asfalto. Rimase immobile non rispondendo neanche ai suoi amici che chiamarono subito il 911. Portato prima in un ospedale locale fu poi trasportato in elicottero a 50 miglia di distanza allo United Regional Health care System a Wichita Falls in Texas dove era presente un’unità traumatica in grado di trattare i seri danni riportati al suo cervello. Ma 36 ore dopo l’incidente i medici eseguirono una PET scan del suo cervello e informarono i genitori, assieme a tutti gli altri membri della famiglia presenti in ospedale, che il sangue non affluiva più al cervello di Zack il quale era in stato di “morte cerebrale”.   I medici mostrarono la radiografia del cervello di Zac ai suoi genitori e Doug Dunlap ha detto alla Morales “Non c’era la minima attività cerebrale. Il sangue non circolava affatto.”    “Dissero che era in morte-cerebrale” I genitori disperati erano di fronte alla terribile decisione di lasciare il proprio figlio collegato ai macchinari che lo tenevano in vita o di staccare la spina e lasciare che il corpo seguisse il suo cervello nella morte. “Non lo volevamo come un vegetale” disse Doug Dunlap “Non sapevamo cosa gli sarebbe capitato. Dicevano che era in morte cerebrale e che non era più vivo, quindi ci stavamo preparando al peggio”.   Zack aveva dichiarato sulla sua patente che voleva essere un donatore di organi, così genitori diedero il permesso ai medici di mantenere il suo corpo vivo per consentire l’espianto.   “Zack è sempre stato un generoso. Ha sempre voluto assicurarsi che tutti avessero quello di cui avevano bisogno”. Doug Dunlap continua “Non voleva arrendersi e anche noi non volevamo che i suoi organi si arrendessero e così fu”. La decisione era presa, c'era solo da attendere diverse ore affinché una squadra per l'espianto arrivasse in elicottero. La famiglia passò il tempo dicendogli addio. In questo tempo con lui, la nonna di Zack, Naomi, pregò. La sua richiesta era semplice “solo un miracolo” ha detto alla Morales. “Era troppo giovane perché Dio se lo riprendesse”. Circa quattro ore dopo i medici dichiararono Zack morto, un infermiere iniziò la preparazione di Dunlap. 
I suoi cugini, Dan e Christy Coffin, entrambi infermieri, erano nella stanza. Qualcosa nell’aspetto di Zack fece pensare loro che non era proprio morto come dicevano i medici. Su un intuizione, Dan tirò fuori il suo coltello a serramanico e fece scorrere la lama sulla pianta di un piede di Zack. “Nostro figlio è ancora vivo!” Il piede si ritrasse ma un altro infermiere disse che si trattava di un riflesso condizionato, poi Dan Coffin ficcò un'unghia della mano sotto una delle unghie di Zack. Zack spostò di colpo il braccio verso il suo corpo, e questo, l’altro infermiere era d’accordo, non era un riflesso condizionato, era un segno di vita. “Passammo dal totale abbattimento a ‘Oh mio Dio, nostro figlio è ancora vivo!’” dice sua madre “Questa fu una sensazione meravigliosa. Siamo passati dall’emozione più terribile che un genitore possa provare al massimo della felicità. Ci sentivamo molto cauti perché non eravamo sicuri di quale sarebbe stata la prognosi, ma il solo sentire che era tornato con noi è qualcosa che ricorderemo per sempre.” I medici avvisarono la famiglia del fatto che Zack aveva subito un profondo danno a livello cerebrale che avrebbe potuto impedire il suo ritorno ad una normale vita attiva, ma cinque giorni dopo aprì gli occhi e 48 giorni dopo l’incidente uscì dal centro riabilitativo e tornò a casa dove l’intero paese gli diede un benvenuto degno di un eroe. Sta ancora lavorando per recuperare la memoria e controllare le sue emozioni e vorrebbe tornare a svolgere il suo lavoro di magazziniere. Vorrebbe anche riavere la sua patente. “Sto aspettando di guidare dal giorno in cui sono uscito dalla riabilitazione” dice. Alla richiesta della Morales, Zack ha tirato fuori il coltello dalla tasca dei suoi pantaloni che suo cugino aveva usato per provare che era ancora in vita. Dan Coffin glielo ha lasciato come regalo e come ricordo. “Mi rende grato il fatto che loro non si siano arresi” dice Zack, giocherellando col coltello che ha in mano “Non lasciate che i buoni muoiano giovani.” Questo articolo e tratto integralmente, senza tagli e/o aggiunte da: LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE BATTENTE. 

Personalmente preferisco evitare ogni commento in quanto NON sono un Medico e nemmeno un ‘addetto ai lavori’. Poi, la mia età ed il mio stato di salute (con sulle spalle una ‘Osteoporosi Severa’ ed una ‘Laringectomia Totale’) non mi consentirebbero nemmeno, anche volendo, di poter ‘optare’ quale donatore quindi meglio non mi pronunci. Mi è consentito però affermare che le donazioni spontanee d’organi hanno permesso (e permetteranno) di salvare numerose vite umane; purtroppo può succedere anche il ‘caso’ di cui sopra. Se vogliamo usare una frase fatta (non sarebbe il caso su una materia così delicata ma...) direi: “non tutte le ciambelle escono con il buco”, può succedere che una, magari su migliaia, questo buco non l’abbia, fa parte del ‘gioco’ della vita anche se su certi argomenti (la VITA di una persona) non si può e non si deve di certo ‘sbagliare’ soprattutto in considerazione del fatto che in questi casi a decidere su/per un ‘si’ od un ‘no’ NON è un solo Medico ma bensì una equipe di Medici e Specialisti della materia. Un saluto. Luciano Cremascoli -   

sabato 28 maggio 2011

SANTUARIO DI CARAVAGGIO (La sua... ...storia)

Il Santuario della Madonna di Caravaggio in provincia di Bergamo (da non confondersi con l’omonimo piccolissimo santuario-chiesetta nei pressi di Molveno, in provincia di Trento) è uno dei luoghi di culto più noti e frequentati della Lombardia. Fu costruito in ricordo di un evento miracoloso, un’apparizione mariana, che le cronache tramandano come avvenuta nel 1432: la Madonna apparve ad una contadina maltrattata dal marito ed esortò gli abitanti alla preghiera ed alla penitenza. Fu San Carlo Borromeo nel XVI° secolo ad ordinare la costruzione dell’edificio come appare ora. Fu concluso solo nel 1722 e contempla vari stili. 

La Vergine apparve (era il tramonto del 26 maggio 1432) a Giannetta De' Vacchi, figlia di Pietro, d'età oltre i trent'anni, sposa di Francesco Varoli, un contadino, forse un soldato, la quale era intenta a raccogliere erba su di un prato, detto Mazzolengo, lontano dal borgo. Quale segno della Apparizione dal prato sgorgò una sorgente d'acqua che nel corso dei tempi portò benefici a molte persone; una virtù questa riaffermata dall'immediato fiorire di un ramo secco gettatovi a sfida da un miscredente. Dopo l'episodio del ramo fiorito altri fatti miracolosi testimoniarono la sacralità del luogo. La mannaia conservata nel sotterraneo del Sacro Fonte, antenata della più tristemente famosa ghigliottina, testimonia un episodio accaduto nel 1520. Un capo dei briganti, tale Giovanni Domenico Mozzacagna di Tortona, venne catturato nei dintorni e condannato a morte. Affinché l'esecuzione servisse da monito a molti, si decise di fissarla per il 26 maggio, giorno in cui per la ricorrenza della Apparizione molta gente si sarebbe recata a Caravaggio. Durante i mesi di prigionia che precedettero la data stabilita il brigante si pentì e si convertì. Venne il giorno della esecuzione ma per quanti tentativi vennero fatti la scure si inceppava prima di arrivare al collo del condannato.  La folla gridò al miracolo. Il condannato prima tornò in carcere e poi fu definitivamente liberato. Nella seconda celletta del sotterraneo viene conservato un catenaccio spezzato che ricorda un fatto avvenuto nel 1650. Un pellegrino, imbattutosi in un nemico che lo minacciava di morte, corse al riparo verso il tempio, ma trovando la porta chiusa invocò la Madonna. Il catenaccio si spezzò e la porta si aperse per poi rinchiudersi in faccia al persecutore. Sul piazzale antistante il tempio, nei pressi della fontana, un obelisco ricorda un singolare fatto accaduto nel 1550. Un soldato dell'esercito di Matteo Griffoni, generale della Repubblica Veneta, rubò dal Sacro Fonte una preziosa tazza e la nascose in un bagaglio sopra il dorso di un mulo; ma quando fece per andarsene il mulo non ne volle sapere di muoversi. Il furto fu scoperto e il prezioso oggetto restituito. Il Comandante fece elevare a ricordo del fatto una Cappelletta che, caduta in seguito alla erosione delle acque, fu rimpiazzata nel 1752 da un obelisco. Divenuto cadente questo, nel 1911 fu sostituito con un altro a ricordare anche le celebrazioni del 1910 del 2' centenario della incoronazione della Madonna. Sulle quattro facciate della base dell'obelisco tre epigrafi ricordano il fatto della tazza, la prima cappella e l'obelisco del 1752, le feste celebrative del 1910; la quarta riporta una esortazione al culto della Vergine. L'interno è a una sola navata, a croce latina, di stile classico con pilastri dai capitelli ionici. Il tempio è in un certo qual modo diviso in due corpi. Uno, quello a ponente, più vasto; qui ci sono le cappelle, quattro per lato, le cantorie e l'ingresso principale. L'altro, posteriore, ha la discesa al Sacrario. Proprio sopra il sacrario e sotto la cupola in modo da essere visto da tutti i punti del tempio si trova l'altare maggiore, l'elemento più ricco e grandioso tra i complessi monumentali del Santuario. E' di marmo, rotondo, con colonne che alternate a statue, sorreggono un trono, anch'esso di marmo, che si slancia verso la cupola terminando in una gloria di angeli che portano una corona di stelle. L'altare, progettato dall'architetto Siciliano che si ispirò agli studi di Michelangelo per l'altare della Confessione della Basilica Vaticana, fu poi portato a compimento nel 1750 dall'ingegner Carlo Giuseppe Merlo di Milano. Sotto lo Speco si trova un sotterraneo, il Sacro Fonte, al quale si accede dall'esterno del tempio. Qui si trova una fontana da cui si può attingere l'acqua; qui è il luogo dove Giannetta ascoltò la Madonna e l'acqua sgorgò dal terreno. Il sotterraneo, un grande corridoio di circa trenta metri, rivestito a mosaico dal pittore Mario Busini (1950-1952), appare diviso in cinque celle. Nella prima tre nicchie ricavate dentro le pareti raccolgono una Madonna marmorea, la ghigliottina e il catenaccio spezzato che ricordano i miracoli cui abbiamo accennato.
Il Santuario di Caravaggio è luogo di preghiera, ma non solo. Accanto alle attività liturgiche è attivo un Centro di spiritualità dove si può trovare accoglienza per ritiri spirituali e motivi di studio in campo pastorale. E' funzionante inoltre un Centro di consulenza matrimoniale e familiare. Queste attività sono alloggiate in alcuni fabbricati ristrutturati alla fine degli anni ottanta dagli architetti Paolo e Salvatore Ziglioli. Di rilievo sono la sala per le celebrazioni e convegni con le vetrate artistiche del pittore caravaggino Giorgio Versetti, e la cappella progettata e decorata dallo scultore mozzanichese Mario Toffetti, inaugurata questa da Papa Giovanni Paolo li durante il soggiorno avvenuto nel giugno del 1992.
Questo è tutto, o ... quasi. Un saluto. Luciano Cremascoli -


venerdì 27 maggio 2011

IL TUMORE ALLA LARINGE (soluzione chirurgica)

E’ ancora preferibile l'approccio chirurgico rispetto a radioterapia e chemioterapia -  vedesi http://italiasalute.leonardo.it/ - I tumori faringo-laringei rappresentano il 10% circa di tutte le neoplasie maligne negli uomini e il 4% nelle donne. Solo in Italia ogni anno si contano circa 5.000 nuovi casi di carcinoma laringeo tra gli uomini e 500 tra le donne. E purtroppo, nonostante gli sforzi della ricerca, la soluzione definitiva non è stata ancora trovata. In Europa però la mortalità è in calo, mentre le cifre che arrivano dagli Stati Uniti sono in assoluta controtendenza. Un controsenso che ha una spiegazione per alcuni tratti molto semplice, ma che la dice lunga sull’importanza di giungere alla formulazione di linee guida universali: la diversità di trattamento, uno degli argomenti caldi trattati nel corso del 98° congresso nazionale Sio, Societa' italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale, a Udine fino a sabato.

“Negli Stati Uniti – spiega il prof. Giuseppe Rizzotto, direttore del dipartimento di ORL dell’Ospedale Civile di Vittorio Veneto – da qualche anno a questa parte nel trattamento di questo tipo di cancro si privilegia l’utilizzo di chemioterapiaia e radioterapia. E mentre per quanto riguarda i tumori in generale abbiamo una casistica in miglioramento sostanziale in quasi tutti i campi, con statistiche di sopravvivenza in continuo aumento, ci troviamo invece a dover affrontare questa discrasia: di carcinoma laringeo si muore tanto e, soprattutto, nel 2010 si muore più che nel 2000”. I tumori della laringe originano, nella maggior parte dei casi, dalla mucosa (epitelio) che riveste l’interno del canale: il più comune è il carcinoma a cellule squamose. I principali fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, il 90 per cento circa dei pazienti con queste neoplasie fuma e beve. Nel vecchio continente prevale ancora l’approccio chirurgico, certamente più invasivo, ma con percentuali di risoluzione assolutamente migliori rispetto all’approccio americano. “Bisogna riflettere su questo tipo di dati – continua Rizzotto – è ormai acclarato che in questo momento, la terapia d’elezione è assolutamente quella chirurgica, che risolve (anche se non in maniera definitiva) il 90% dei casi. Ciò non toglie che il futuro sia rivolto evidentemente a cure meno invasive. Ma pare ormai chiaro che la ricerca nel campo della chemio e della radioterapia non abbia ancora prodotto risultati soddisfacenti, risultando inefficace. Possiamo ben dire che l’Europa, con un sapiente uso della chirurgia conservativa, è in questo campo ancora un passo avanti”. 

La mia esperienza personale ? Ok ! Quando mi è stato diagnosticato un Tumore Laringeo e mi è stata proposta la ‘Laringectomia Totale’ quale soluzione definitiva al mio ‘problema’ (si sarebbe potuto tentare con Radioterapia e/o Chemioterapia ma, nessuna garanzia) non ho avuto tentennamenti nel seguire il consiglio del Primario di ORL dell’Ospedale Maggiore di Crema (provincia di Cremona) Dottor Pasquale Blotta ed a distanza di quasi 6 anni posso affermare di non aver di certo sbagliato a seguire tale consiglio anche se ciò mi è ‘costato’ la perdita dell’uso della parola, parola poi recuperata frequentando la Scuola di Rieducazione alla Parola dell’ AILAR (Associazione Italiana Laringectomizzati - onlus) di Treviglio (Bg). Attualmente mi occupo della Rieducazione alla Parola di Laringectomizzati (quale Volontario Ailar) nello stesso Ospedale (di Crema) dove sono stato operato io stesso e sempre sotto la direzione del medesimo Primario (Dr. Blotta – Reparto di ORL) e dei suoi collaboratori (dal personale Medico e paramedico), sempre pronti ad assecondare ogni mia necessità (più che altro che dei miei ‘rieducandi’ che mia). In merito alla mia esperienza  di ‘Laringectomizzato’ (da prima dell’intervento chirurgico ho già ‘parlato’ in precedenza in questo stesso Blog, 3 interventi dal titolo “Laringectomia Totale - la mia esperienza” ma mi riprometto di tornare in argomento al più presto, avrei altro da … ‘raccontare’ anche alla luce della mia esperienza di Rieducatore. Un saluto. Luciano Cremascoli -