domenica 29 maggio 2011

MORTE CEREBRALE (pro e/o contro espianto organi – un’esperienza)


Zack è vivo per il buon senso e la determinazione dei suoi cugini che non si sono rassegnati alla diagnosi dei medici, ma hanno testato loro direttamente le reazioni di Zack allo stimolo del dolore dimostrando che era vivo. Avrebbero dovuto farlo i medici che al contrario sono più propensi a salvare gli organi piuttosto che salvare i legittimi proprietari.   Zack è stato intervistato da una rete nazionale americana; in Italia nessuno gli avrebbe dato spazio come dimostrato nel caso di Toni Mangogna (del tutto simile), per paura che si metta in discussione la "morte cerebrale".   Zack Dunlap non ricorda molto del giorno in cui “morì” ma ricorda bene di aver sentito un medico dichiarare che lui era un “morto cerebrale” e ricorda di essersi sentito incredibilmente infuriato. “Per fortuna che non mi potevo alzare per fare quello che avevo voglia di fare”, dice il ragazzo dell’Oklahoma con un filo di voce in un’apparizione esclusiva lunedì durante il programma Today dagli studi televisivi di New York. E cosa gli avrebbe fatto, ha chiesto la giornalista Natalie Morales del Today, a chi ha seguito il miracoloso recupero a partire dall’incidente con la sua quad bike ATV (Nov. 17) che gli procurò un terribile trauma cranico. “Probabilmente saremmo volati insieme fuori sfondando la finestra” dice il 21enne con un sorriso.   Ha superato mesi di riabilitazione e sta ancora migliorando ma ha ancora problemi con la memoria e gli stati emotivi. “Mi sento abbastanza bene ma è molto dura” ha detto, con tutta l’eccitazione di un ragazzo che è a New York in onda su una rete nazionale. Sto meglio, ha confermato, ma tutto il processo è frustrante. “Non ho pazienza” ha detto tranquillamente. Era accompagnato dai suoi genitori, Pam e Doug Dunlap, e sua sorella minore, Kacy, che erano più che felici di attendere il suo recupero. “Sta procedendo straordinariamente bene” ha detto Pam Dunlap “Ha ancora molti problemi di memoria. Serve molto tempo al cervello per guarire dopo un trauma cranico come quello. Potrebbe volerci un anno o più, prima che riprenda completamente, ma va comunque bene, non mi interessa il tempo che sarà necessario; siamo solo grati e felici di averlo qui.”     “Non c’era attività” I medici non hanno alcuna spiegazione sul perché Dunlap sia vivo. Stava guidando la sua moto ATV truccata con degli amici quel fatidico sabato, a meno di una settimana dal giorno del Ringraziamento. Prese parte ad una parata quel mattino, improvvisando impennate e impressionando la folla, poi sono usciti di pista con le loro quad bikes. Lui non aveva il casco. Dunlap si trovava dietro ai suoi amici in una strada principale appena fuori Davidson, Okla., non molto distante da casa sua nella cittadina di Frederick vicino al confine con lo stato del Texas. Accelerò con la sua quad bike per raggiungerli, facendo un altra impennata sulle ruote posteriori; quando riabbassò le ruote anteriori, vide che stava per scontrarsi con la moto di un amico ferma poco oltre sulla via. Dunlap cercò di sterzare ma la sua moto si capovolse e lui volò via battendo prima la testa e finendo a faccia in giù sull'asfalto. Rimase immobile non rispondendo neanche ai suoi amici che chiamarono subito il 911. Portato prima in un ospedale locale fu poi trasportato in elicottero a 50 miglia di distanza allo United Regional Health care System a Wichita Falls in Texas dove era presente un’unità traumatica in grado di trattare i seri danni riportati al suo cervello. Ma 36 ore dopo l’incidente i medici eseguirono una PET scan del suo cervello e informarono i genitori, assieme a tutti gli altri membri della famiglia presenti in ospedale, che il sangue non affluiva più al cervello di Zack il quale era in stato di “morte cerebrale”.   I medici mostrarono la radiografia del cervello di Zac ai suoi genitori e Doug Dunlap ha detto alla Morales “Non c’era la minima attività cerebrale. Il sangue non circolava affatto.”    “Dissero che era in morte-cerebrale” I genitori disperati erano di fronte alla terribile decisione di lasciare il proprio figlio collegato ai macchinari che lo tenevano in vita o di staccare la spina e lasciare che il corpo seguisse il suo cervello nella morte. “Non lo volevamo come un vegetale” disse Doug Dunlap “Non sapevamo cosa gli sarebbe capitato. Dicevano che era in morte cerebrale e che non era più vivo, quindi ci stavamo preparando al peggio”.   Zack aveva dichiarato sulla sua patente che voleva essere un donatore di organi, così genitori diedero il permesso ai medici di mantenere il suo corpo vivo per consentire l’espianto.   “Zack è sempre stato un generoso. Ha sempre voluto assicurarsi che tutti avessero quello di cui avevano bisogno”. Doug Dunlap continua “Non voleva arrendersi e anche noi non volevamo che i suoi organi si arrendessero e così fu”. La decisione era presa, c'era solo da attendere diverse ore affinché una squadra per l'espianto arrivasse in elicottero. La famiglia passò il tempo dicendogli addio. In questo tempo con lui, la nonna di Zack, Naomi, pregò. La sua richiesta era semplice “solo un miracolo” ha detto alla Morales. “Era troppo giovane perché Dio se lo riprendesse”. Circa quattro ore dopo i medici dichiararono Zack morto, un infermiere iniziò la preparazione di Dunlap. 
I suoi cugini, Dan e Christy Coffin, entrambi infermieri, erano nella stanza. Qualcosa nell’aspetto di Zack fece pensare loro che non era proprio morto come dicevano i medici. Su un intuizione, Dan tirò fuori il suo coltello a serramanico e fece scorrere la lama sulla pianta di un piede di Zack. “Nostro figlio è ancora vivo!” Il piede si ritrasse ma un altro infermiere disse che si trattava di un riflesso condizionato, poi Dan Coffin ficcò un'unghia della mano sotto una delle unghie di Zack. Zack spostò di colpo il braccio verso il suo corpo, e questo, l’altro infermiere era d’accordo, non era un riflesso condizionato, era un segno di vita. “Passammo dal totale abbattimento a ‘Oh mio Dio, nostro figlio è ancora vivo!’” dice sua madre “Questa fu una sensazione meravigliosa. Siamo passati dall’emozione più terribile che un genitore possa provare al massimo della felicità. Ci sentivamo molto cauti perché non eravamo sicuri di quale sarebbe stata la prognosi, ma il solo sentire che era tornato con noi è qualcosa che ricorderemo per sempre.” I medici avvisarono la famiglia del fatto che Zack aveva subito un profondo danno a livello cerebrale che avrebbe potuto impedire il suo ritorno ad una normale vita attiva, ma cinque giorni dopo aprì gli occhi e 48 giorni dopo l’incidente uscì dal centro riabilitativo e tornò a casa dove l’intero paese gli diede un benvenuto degno di un eroe. Sta ancora lavorando per recuperare la memoria e controllare le sue emozioni e vorrebbe tornare a svolgere il suo lavoro di magazziniere. Vorrebbe anche riavere la sua patente. “Sto aspettando di guidare dal giorno in cui sono uscito dalla riabilitazione” dice. Alla richiesta della Morales, Zack ha tirato fuori il coltello dalla tasca dei suoi pantaloni che suo cugino aveva usato per provare che era ancora in vita. Dan Coffin glielo ha lasciato come regalo e come ricordo. “Mi rende grato il fatto che loro non si siano arresi” dice Zack, giocherellando col coltello che ha in mano “Non lasciate che i buoni muoiano giovani.” Questo articolo e tratto integralmente, senza tagli e/o aggiunte da: LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI E LA MORTE A CUORE BATTENTE. 

Personalmente preferisco evitare ogni commento in quanto NON sono un Medico e nemmeno un ‘addetto ai lavori’. Poi, la mia età ed il mio stato di salute (con sulle spalle una ‘Osteoporosi Severa’ ed una ‘Laringectomia Totale’) non mi consentirebbero nemmeno, anche volendo, di poter ‘optare’ quale donatore quindi meglio non mi pronunci. Mi è consentito però affermare che le donazioni spontanee d’organi hanno permesso (e permetteranno) di salvare numerose vite umane; purtroppo può succedere anche il ‘caso’ di cui sopra. Se vogliamo usare una frase fatta (non sarebbe il caso su una materia così delicata ma...) direi: “non tutte le ciambelle escono con il buco”, può succedere che una, magari su migliaia, questo buco non l’abbia, fa parte del ‘gioco’ della vita anche se su certi argomenti (la VITA di una persona) non si può e non si deve di certo ‘sbagliare’ soprattutto in considerazione del fatto che in questi casi a decidere su/per un ‘si’ od un ‘no’ NON è un solo Medico ma bensì una equipe di Medici e Specialisti della materia. Un saluto. Luciano Cremascoli -