sabato 28 maggio 2011

SANTUARIO DI CARAVAGGIO (La sua... ...storia)

Il Santuario della Madonna di Caravaggio in provincia di Bergamo (da non confondersi con l’omonimo piccolissimo santuario-chiesetta nei pressi di Molveno, in provincia di Trento) è uno dei luoghi di culto più noti e frequentati della Lombardia. Fu costruito in ricordo di un evento miracoloso, un’apparizione mariana, che le cronache tramandano come avvenuta nel 1432: la Madonna apparve ad una contadina maltrattata dal marito ed esortò gli abitanti alla preghiera ed alla penitenza. Fu San Carlo Borromeo nel XVI° secolo ad ordinare la costruzione dell’edificio come appare ora. Fu concluso solo nel 1722 e contempla vari stili. 

La Vergine apparve (era il tramonto del 26 maggio 1432) a Giannetta De' Vacchi, figlia di Pietro, d'età oltre i trent'anni, sposa di Francesco Varoli, un contadino, forse un soldato, la quale era intenta a raccogliere erba su di un prato, detto Mazzolengo, lontano dal borgo. Quale segno della Apparizione dal prato sgorgò una sorgente d'acqua che nel corso dei tempi portò benefici a molte persone; una virtù questa riaffermata dall'immediato fiorire di un ramo secco gettatovi a sfida da un miscredente. Dopo l'episodio del ramo fiorito altri fatti miracolosi testimoniarono la sacralità del luogo. La mannaia conservata nel sotterraneo del Sacro Fonte, antenata della più tristemente famosa ghigliottina, testimonia un episodio accaduto nel 1520. Un capo dei briganti, tale Giovanni Domenico Mozzacagna di Tortona, venne catturato nei dintorni e condannato a morte. Affinché l'esecuzione servisse da monito a molti, si decise di fissarla per il 26 maggio, giorno in cui per la ricorrenza della Apparizione molta gente si sarebbe recata a Caravaggio. Durante i mesi di prigionia che precedettero la data stabilita il brigante si pentì e si convertì. Venne il giorno della esecuzione ma per quanti tentativi vennero fatti la scure si inceppava prima di arrivare al collo del condannato.  La folla gridò al miracolo. Il condannato prima tornò in carcere e poi fu definitivamente liberato. Nella seconda celletta del sotterraneo viene conservato un catenaccio spezzato che ricorda un fatto avvenuto nel 1650. Un pellegrino, imbattutosi in un nemico che lo minacciava di morte, corse al riparo verso il tempio, ma trovando la porta chiusa invocò la Madonna. Il catenaccio si spezzò e la porta si aperse per poi rinchiudersi in faccia al persecutore. Sul piazzale antistante il tempio, nei pressi della fontana, un obelisco ricorda un singolare fatto accaduto nel 1550. Un soldato dell'esercito di Matteo Griffoni, generale della Repubblica Veneta, rubò dal Sacro Fonte una preziosa tazza e la nascose in un bagaglio sopra il dorso di un mulo; ma quando fece per andarsene il mulo non ne volle sapere di muoversi. Il furto fu scoperto e il prezioso oggetto restituito. Il Comandante fece elevare a ricordo del fatto una Cappelletta che, caduta in seguito alla erosione delle acque, fu rimpiazzata nel 1752 da un obelisco. Divenuto cadente questo, nel 1911 fu sostituito con un altro a ricordare anche le celebrazioni del 1910 del 2' centenario della incoronazione della Madonna. Sulle quattro facciate della base dell'obelisco tre epigrafi ricordano il fatto della tazza, la prima cappella e l'obelisco del 1752, le feste celebrative del 1910; la quarta riporta una esortazione al culto della Vergine. L'interno è a una sola navata, a croce latina, di stile classico con pilastri dai capitelli ionici. Il tempio è in un certo qual modo diviso in due corpi. Uno, quello a ponente, più vasto; qui ci sono le cappelle, quattro per lato, le cantorie e l'ingresso principale. L'altro, posteriore, ha la discesa al Sacrario. Proprio sopra il sacrario e sotto la cupola in modo da essere visto da tutti i punti del tempio si trova l'altare maggiore, l'elemento più ricco e grandioso tra i complessi monumentali del Santuario. E' di marmo, rotondo, con colonne che alternate a statue, sorreggono un trono, anch'esso di marmo, che si slancia verso la cupola terminando in una gloria di angeli che portano una corona di stelle. L'altare, progettato dall'architetto Siciliano che si ispirò agli studi di Michelangelo per l'altare della Confessione della Basilica Vaticana, fu poi portato a compimento nel 1750 dall'ingegner Carlo Giuseppe Merlo di Milano. Sotto lo Speco si trova un sotterraneo, il Sacro Fonte, al quale si accede dall'esterno del tempio. Qui si trova una fontana da cui si può attingere l'acqua; qui è il luogo dove Giannetta ascoltò la Madonna e l'acqua sgorgò dal terreno. Il sotterraneo, un grande corridoio di circa trenta metri, rivestito a mosaico dal pittore Mario Busini (1950-1952), appare diviso in cinque celle. Nella prima tre nicchie ricavate dentro le pareti raccolgono una Madonna marmorea, la ghigliottina e il catenaccio spezzato che ricordano i miracoli cui abbiamo accennato.
Il Santuario di Caravaggio è luogo di preghiera, ma non solo. Accanto alle attività liturgiche è attivo un Centro di spiritualità dove si può trovare accoglienza per ritiri spirituali e motivi di studio in campo pastorale. E' funzionante inoltre un Centro di consulenza matrimoniale e familiare. Queste attività sono alloggiate in alcuni fabbricati ristrutturati alla fine degli anni ottanta dagli architetti Paolo e Salvatore Ziglioli. Di rilievo sono la sala per le celebrazioni e convegni con le vetrate artistiche del pittore caravaggino Giorgio Versetti, e la cappella progettata e decorata dallo scultore mozzanichese Mario Toffetti, inaugurata questa da Papa Giovanni Paolo li durante il soggiorno avvenuto nel giugno del 1992.
Questo è tutto, o ... quasi. Un saluto. Luciano Cremascoli -