sabato 9 luglio 2011

GLI ANZIANI (le nostre radici)


Lettera di una madre al proprio figlio:
Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.
Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finche’ non ti addormentavi.
Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perche’ non volevi fare il bagno.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.
Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li vicino pronto ad ascoltarmi.
Quando le mie povere gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
Quando dico che vorrei essere morta … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo.
Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.
Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada.
Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.
Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. TI AMO FIGLIO MIO E TI AMERO’ X SEMPRE, anche se mi … ignorerai.
A questo punto non avrei altro da aggiungere, già il racconto dice tutto (a chi vuol capire…), vorrei solo aggiungere che a questo punto dovrei ‘rovesciare’ quel mio ‘motto’ che quale Laringectomizzato e Rieducatori di Laringectomizzati ripeto sempre ai miei ‘rieducandi’ (coloro che frequentano la mia Scuola di Rieducazione alla Parola dopo aver subìto, come me, causa un tumore, l’asportazione delle laringe quindi perso l’uso della parola). Il motto dovrebbe quindi essere rovesciato, DA:  quello che io ero, voi siete (in riferimento al fatto che loro - i miei rieducandi - all’arrivo non parlano ancora), quello che io sono voi sarete (parlerete come sto parlando io ora) IN: «quello che io sono (anziano – dovrei ritenermi già tale considerati i miei quasi 62 anni ma … ancora non ci riesco) voi sarete, quello che io ero (giovane)voi SIETE ». Un saluto. Luciano Cremascoli -