domenica 20 febbraio 2011

QUASI MORTO PER QUATTRO OSPEDALI (Salvato – e non solo - in un piccolo ospedale di Provincia)

C'è anche una sanità "buona" che conquista le prime pagine dei giornali. Quella che sottolinea come a volte, la professionalità e la solidarietà possono superare il confronto con la statistica, i numeri, il rapporto costo-benefici. E' la storia di Gino O., pensionato 76enne di San Benedetto del Tronto, dato per quasi spacciato da quattro ospedali e tre 'luminari', salvato dall'equipe di un "ospedaletto di provincia", quella di otorinolaringoiatria del Mazzini di Teramo. Poco più di un anno fa, Gino era un fantasma condannato su una sedia a rotelle, con un pace-maker scarico che rischiava di fargli fermare il cuore, i piedi a rischio di amputazione, una grave cardiopatia ma soprattutto per quel cancro alla laringe che non lo faceva più parlare e, purtroppo, respirare. I figli Floriano e Fernanda le avevano tentate tutte: consulti specialistici, una vera e propria odissea per gli ospedali, da Milano ad Ancona, dal Gemelli di Roma al Sant'Orsola di Bologna. Dovunque la stessa risposta: lasciatelo andar via in pace, è inutile operarlo, l'intervento è troppo rischioso, piuttosto provvediamo subito a cure palliative che possono rendergli meno doloroso il trapasso. Una sentenza di morte già scritta, anche i tempi già previsti: al massimo due settimane di vita. Soltanto a Modena, un piccolo spiraglio, sotto forma di consiglio: siete di San Benedetto? Provate a Teramo, vedete se lì possono. Gino arriva al Mazzini per caso: doveva sottoporsi a una seduta di radioterapia, trova un medico coscienzioso che prima di procedere chiede consulto ai colleghi del reparto di otorino. Il salvatore di Gino veste così i panni del dottor Pietro Romualdi (entrambi ritratti nella foto), che si incuriosisce a quello stato clinico. Ci pensa su e poi propone a Floriano e Fernanda la soluzione: perchè non operarlo? Ai figli del paziente è sembrata una provocazione, a quel punto della vicenda, ormai rassegnati a un destino più forte della speranza. «Ci ha convinti la disponibilità del dottor Romualdi - raccontano -, la sua passione nell'affrontare il caso, di osservarlo sotto i molteplici profili clinici: noi fino a quel momento avevamo incontrato soltanto medici che pensavano per la loro branca specialistica e che avevano molta paura della statistica, del rischio: non volavano un paziente che potesse morire sotto i ferri». «Abbiamo affrontato il caso studiandolo nella sua complessità - ha spiegato Pietro Romualdi - e insieme ai miei colleghi del reparto, grazie alle consulenze di altri specialisti del Mazzini, abbiamop valutato tutte le possibili complicazioni, ponderando attentamente il quadro clinico e decidendo quando era il momento migliore per intervenire». L'intervento chirurgico, durato quasi 5 ore, nel novembre del 2009, condotto dal dottor Romualdi, dal dottor Luca Dragoni e dall'anestesista Federica Venturoni. E' stata asportata completamente la laringe con la massa tumorale. Ed è stato come stappare un lavandino. Gino O. piano piano ha ripreso il colorito, è tornato a respirare normalmente, l'ossigenazione ha migliorato la circolazione sanguigna e i piedi hanno ripreso la loro funzionalità, l'organismo ha ripreso funzioni vitali. Oggi, a distanza di 14 mesi dall'intervento, il pensionato è tornato autosufficiente, guida la macchina, cammina e nei prossimi mesi potrà anche tornare a parlare.


 Concluderei dicendo che quando c’è la volontà, non dico tutto si possa attenere, ma molto si può fare. Un saluto -